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martedì 27 agosto 2024

La mia lettera, pubblicata sull'Unità per sensibilizzare le istituzioni sui gravi problemi delle carceri.

 

Lettera aperta alle istituzioni

Mattarella, Meloni e Nordio visitate le carceri e fate qualcosa per gli invisibili: l’appello

Associazione Happy Bridge O.D.V Associazione di volontariato in carcere si è rivolta alle principali cariche dello Stato



Lettera aperta

al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella , alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al Vice Presidente del Consiglio Antonio Tajani, al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, a Viceministro Paolo Sisto, ai Sottosegretari alla Giustizia Andrea del Mastro delle Vedove e
Andrea Ostellari

Eccellenti rappresentanti delle istituzioni, siamo qui a sottoporre a Voi, oggi deputati a valutare e adottare provvedimenti che possano in qualche modo alleviare la grave situazione che da anni ormai sta devastando le carceri italiane, talune considerazioni che nascono da chi, come molti di noi volontari e persone della società civile, ha frequentato il carcere seppur in ruoli e funzioni diverse. Abbiamo visto molti governi transitare negli ultimi 30 anni, ovvero da quegli anni ’90 che forse sono stati i migliori sotto il profilo umano ma anche per le spinte motivazionali che ancora animavano, così come voluto dai nostri padri costituenti , chi immaginava un sistema carcerario rivolto alla rieducazione e reinserimento sociale delle persone detenute. Pensieri elevati che erano in qualche modo legati ad una volontà di rinascita e di riscatto culturale che trovavano fonte di ispirazione da quel periodo storico di dolore che aveva sottratto ingiustamente ed inutilmente tante vite umane. Il Carcere di Ventotene e il successivo Manifesto che ad esso si è ispirato, dovrebbero a nostro avviso essere il faro che dovrebbe illuminare tutta l’attività politica ed anche la società civile, quando ci si trova davanti a territori impervi che sembrano mettere in pericolo la nostra e la vita di tutti, territori sconosciuti ,selve oscure dove regna il male a la depravazione. Ed è qui che, a nostro avviso, risiede la capacità più elevata dell’uomo dei nostri tempi, che dovrebbe avere superato le leggi della vendetta, della violenza ,della guerra e della sopraffazione, che dovrebbe cercare nell’altro non il nemico ma l’avversario con cui dialogare anche se da fronti diversi.


Bisogna avere il coraggio di guardare negli occhi il male, capirne le origini e perché si è generato. Potremmo dilungarci a lungo sulla storia delle persone che hanno commesso atti criminali, sul valore della pena nei secoli, sul valore della giustizia, sulla nascita della criminologia, sui massimi sistemi su cui hanno scritto illustri pensatori e scienziati, e noi lo facciamo spesso nel nostro volontariato quotidiano proprio per sfuggire a quella morsa del pensiero unico che non fa crescere le persone e non le fa andare oltre gli schemi e i pregiudizi. Abbiamo imparato che in carcere non ci sono solo persone cattive, ma persone fragili, spesso deviate nel pensiero, con bassa cultura , persone che hanno conosciuto solo la strada del crimine per ottenere ciò che volevano, spesso per qualche diritto che in tempi lontani non esisteva. Tuttavia abbiamo sperimentato che con un giusto percorso, un percorso di vicinanza vera e costante, molte delle persone che abbiamo assistito in carcere sono cambiate soprattutto nel pensiero e nel profondo dell’anima riconoscendo gli errori ed il male generato. Certamente le difficoltà che si incontrano in questi cammini non sono pochi perché modificare il comportamento di un adulto è complesso e complicato, tuttavia i buoni esempi e la speranza di una vita migliore sono strumenti di cura efficaci. Purtroppo lo stato delle carceri italiane, ad eccezione di qualche esempio virtuoso dovuto ad una efficiente e sensibile Dirigenza unitamente alla preparazione e sensibilità del personale civile e militare presente, non agevola il percorso di rieducazione e reinserimento delle persone detenute.


Il detenuto che entra in carcere aspetta non meno di 6/9 mesi prima di conoscere il suo educatore, il suo psicologo o chi è preposto a delineare il suo percorso trattamentale. Anche le attività trattamentali andrebbero stabilite dall’Area Trattamentale insieme a tutte le componenti della società civile, così come previsto dall’Ordinamento Penitenziario evolutosi negli anni e che ha recepito la necessità di apertura del carcere alla società civile. Il carcere è un problema di tutti, non solo dello Stato, e tutta la comunità deve farsi carico di trovare soluzioni adeguate per il futuro reinserimento sociale delle persone detenute. Nessuno può essere ritenuto così distante dalla realtà carceraria, così come ci insegnano i fatti di cronaca, e forse ce ne rendiamo conto quando qualche nostro congiunto o amico o conoscente rimane coinvolto in taluni atti penalmente rilevanti. E’ bene trovare una collocazione diversa dal carcere per chi si trova a poca distanza dal fine pena, ma occorre tener presente che le persone hanno bisogno di un lavoro per potersi mantenere o di sussidi dello Stato per sopravvivere durante il periodo di detenzione domiciliare se non si vuole correre il rischio di una recidiva. Sicuramente l’ipotesi di un sussidio mensile sarebbe meno costoso del mantenimento giornaliero in carcere(circa 150 euro giornalieri) e ciò creerebbe meno tensioni e conflittualità sociale anche verso le Istituzioni. Altro tema importante è quello della formazione, che purtroppo in carcere non è garantita a tutti, a parte i corsi scolastici che fortunatamente riescono a coinvolgere positivamente il 30% della popolazione detenuta.


I corsi professionalizzanti , un tempo erogati dalle Regioni, oggi sono lasciati alla libera iniziativa di scuole, associazioni, ecc., ed oggi sappiamo tutti che non è facile trovare un lavoro se non si ha una specializzazione, ancor di più per un ex detenuto, ed allora anche qui occorre stabilire degli accordi tra le istituzioni e le imprese attraverso una adeguata conoscenza ed un sistema di incentivi fiscali (La legge Smuraglia che non tutti conoscono andrebbe snellita ed estesa a tutte le tipologie di imprese). Molti sono gli strumenti che il nostro Paese ha a disposizione per rendere il sistema carcerario più umano e adeguato alla sua reale funzione, ma necessiterebbe di personale motivato, istruito e ben disposto verso tale tipo di attività che si basa sulla presa in carico o meglio sulla cura delle persone. Basta agli slogan tipo “sbattiamoli in carcere e buttiamo via la chiave” . Tutti nella vita hanno diritto ad una seconda chance e per molti alla “prima chance” perché la vita non è stata generosa con loro, e chi è stato più fortunato ha il dovere di restituire qualcosa a chi ha ricevuto di meno. Le numerose Associazioni e volontari(migliaia) che si occupano del mondo della detenzione e che assistono le persone detenute e ex detenute nel loro percorso di rinascita, perché non si sentano escluse o emarginate, sanno bene che nel carcere non esiste solo il male perché ogni persona ha una infinità di risorse che può trovare espressione, e perché è proprio dalla carcerazione e privazione della libertà che sono nati personaggi illustri di cui oggi ancora si parla anche attraverso le loro opere d’arte, o personaggi che hanno subito la gogna dei pregiudizi di un’epoca che non ne ha compreso la genialità (Giovanna D’Arco, Galileo Galilei, Giordano Bruno, Caravaggio, Marie Olympe de Gouges, ecc.) e li ha condannati.


Ricordiamo anche i numerosi dissidenti politici che hanno speso e sacrificato la vita per i diritti civili, rinchiusi in carcere perché contro un regime politico antidemocratico. Riteniamo che una Nazione che voglia definirsi civile debba dare dignità a tutte le categorie sociali , soprattutto le più fragili e indifese che non hanno la forza di difendersi. La privazione della libertà è già una grande punizione ma far vivere la pena in modo inumano è inutile , dannoso , e costoso per tutta la società. Apriamo le carceri alla collettività, consentiamo l’accesso in modo più concreto e meno contenuto ai numerosi volontari disponibili a prestare attività a sostegno della popolazione detenuta affinché si senta meno sola e meno abbandonata. Liberalizzate le telefonate come avviene in altri Paesi europei e consentite maggiori accessi ai familiari per garantire una continuità affettiva( 6 telefonate al mese non sono sufficienti). Si consenta ai detenuti l’accesso controllato ad internet per motivi di studio (art.40 O.P.), di relazioni affettive, di accrescimento culturale individuale, rispondendo così a quel diritto costituzionale che vuole gli stessi diritti per tutti i cittadini. I detenuti vanno responsabilizzati nella gestione quotidiana , le punizioni collettive non sono mai state foriere di risultati positivi, anzi hanno sviluppato sentimenti di vendetta, rancore , odio e atti mafiosi.

Ad oggi la popolazione detenuta conta oltre 61.000 detenuti definitivi ,con 8000 detenuti circa con fine pena sotto un anno che forse potrebbero scontare la pena in detenzione domiciliare con specifico programma di reinserimento sociale e lavorativo. Per avere carceri funzionanti ci sarebbe bisogno di almeno 3000 educatori e non 800 come ce ne sono oggi , oltre a psicologi, medici, assistenti sociali, ecc. Dall’inizio dell’anno ad oggi 30 luglio 2024 si sono suicidate 64 persone .Non può essere questo il modo per svuotare le carceri. Le visite che avete programmato ed anticipato nella conferenza stampa aiuteranno forse (forse perché nelle visite programmate per poche ore non emergono le falle dell’istituto carcerario) ad avvicinarvi al mondo degli invisibili di cui scoprirete qualche volto che rimarrà impresso nella vostra mente e speriamo sia di impulso ad un vero cambiamento di passo degno di una classe politica al servizio della propria comunità.

Associazione Happy Bridge O.D.V. 

Associazione di volontariato in carcere


giovedì 21 settembre 2023

MODELLI DI ARCHITETTURA CARCERARIA NEL MONDO

 

 

I migliori istituti penitenziari in Europa e nel mondo.

 

 La pena non deve essere una tortura, ma deve essere rieducativa e il carcere deve essere un luogo di civiltà, dove la dignità della persona venga rispettata. 

Tutto ciò non appartiene alle nostre carceri dove si muore ancora per i numerosi disagi.




 

giovedì 1 giugno 2023

Rapporto sull'occupazione nelle carceri italiane

Come ogni anno l'Associazione Antigone’, che si occupa di tutelare i diritti delle persone che si trovano in carcere, ha pubblicato un rapporto sulla condizione delle carceri italiane. Dal rapporto emerge soprattutto un dato che riguarda il     sovraffollamento: a fronte di una capienza ufficiale di 51.249 posti (dato che però non tiene conto dei posti non disponibili, che a maggio erano 3.646), al 30 aprile erano detenute 56.674 persone, in aumento del 3,8 per cento rispetto all’anno scorso.

 

 

 

Il tasso ufficiale medio dell’occupazione delle carceri è del 110,6 per cento, ma conteggiando anche i posti non disponibili sale al 119 per cento: le regioni dove la situazione è peggiore sono Lombardia (151,8 per cento), Puglia (145,7 per cento) e Friuli Venezia Giulia (135,9 per cento). L’associazione Antigone fa notare come sul sovraffollamento pesi il ricorso alla custodia cautelare in carcere, pari al 26,6 per cento del totale delle persone detenute, in calo rispetto al passato ma più alto della media europea.

Nell’ultimo anno sono inoltre aumentate le pene di breve durata, come sempre accade quando cresce il numero totale dei detenuti. «Quando il carcere è davvero extrema ratio tende ad ospitare soprattutto persone con pene lunghe, ma quando i numeri della detenzione crescono, crescono anche coloro che sono in carcere per fatti meno gravi», si legge nel rapporto.

Le persone in carcere con una condanna fino ad un anno sono passate dal 3,1 per cento del totale del 2021 al 3,7 per cento del 2022, mentre quelle con una condanna fino a tre anni dal 19,1 per cento al 20,3 per cento. In passato questi due valori erano molto più alti (rispettivamente del 7,2 e del 28,3 per cento nel 2011, per esempio), ma erano scesi notevolmente durante la pandemia, e ora sono tornati a crescere.

Il rapporto fa notare anche come più della metà dei condannati detenuti in carcere debba scontare ancora meno di tre anni. È un dato stabile rispetto al passato: Antigone dice che l’attivazione di misure alternative al carcere per far scontare a queste persone la pena residua potrebbe contribuire a risolvere il problema del sovraffollamento.

Un dato importante rilevato dal rapporto è quello dei suicidi: il 2022 era stato l’anno con più suicidi in carcere di sempre. Si erano uccise in carcere 85 persone su un totale di 214 morti, ovvero più di una ogni quattro giorni. Di queste 85 persone, 5 erano donne, 36 straniere e 20 senza fissa dimora.

L’età media era di 40 anni. La persona più giovane era un ragazzo di 20 anni, la più anziana un signore di 71 anni. La maggior parte di queste persone (50, ossia quasi il 60 per cento) si era uccisa nei primi sei mesi di detenzione (21 persone si erano uccise nei primi tre mesi, 16 nei primi dieci giorni e 10 addirittura entro le prime 24 ore dall’arrivo in carcere). 28 persone avevano precedentemente messo in atto almeno un tentativo di suicidio (e in 7 casi anche più di un tentativo).

Il rapporto rileva una serie di problemi strutturali delle carceri, giudicate vecchie, anguste e in alcuni casi prive dei minimi servizi per rendere la vita al loro interno accettabile. Nel 2023 Antigone ha visitato 97 dei 189 istituti di pena italiani: di questi, il 20 per cento era stato costruito tra il 1900 e il 1950 e un altro 20 per cento addirittura prima del 1900. Nel 35 per cento delle carceri visitate c’erano celle in cui non erano garantiti 3 metri quadri calpestabili per ogni persona detenuta, nel 12,4 per cento c’erano celle in cui il riscaldamento non era funzionante, nel 45,4 per cento c’erano celle senza acqua calda, e nel 56,7 per cento celle senza doccia.

Per quanto riguarda i motivi per cui sono detenute, il rapporto spiega che la maggior parte delle persone è in carcere per reati contro il patrimonio (ovvero furti, rapine, truffa, usura, 32.050 persone), seguiti da reati contro la persona (24.402) e reati in violazione della normativa sulle droghe (19.338). Seguono poi le persone detenute per reati contro la pubblica amministrazione (9.302) e quelle detenute per associazione di stampo mafioso (9.068).

Continuano a diminuire i detenuti in attesa di una condanna definitiva. Al 30 aprile erano il 13,9 per cento del totale quelli in attesa di primo giudizio, il 6,4 per cento quelli che avevano fatto ricorso in appello e il 4,3 per cento quelli che attendevano il terzo grado di giudizio. I definitivi erano 41.628, il 73,4 per cento dei presenti. La percentuale dei detenuti in attesa del primo grado di giudizio sale se si guarda ai soli stranieri (al 30 aprile erano il 15,6 per cento del totale dei detenuti stranieri). Ad oggi i detenuti stranieri in Italia sono 17.723, il 31,3 per cento di tutta la popolazione carceraria, e lo 0,34 per cento delle persone straniere soggiornanti in Italia.

Quanto al residuo di pena da scontare, ci sono enormi differenze tra detenuti italiani e stranieri: tra coloro che hanno ancora da scontare meno di un anno, su un totale di 7.259 persone gli stranieri sono 3.052 (il 42,04 per cento), mentre sono molti meno i detenuti stranieri con una pena residua superiore ai 20 anni (76 su 457, solo il 16,6 per cento), e 123 su 1.856 stanno scontando un ergastolo (il 6,6 per cento).