lunedì 6 giugno 2022

LIBRO "SOGNANDO IL FUTURO DOPO LA PANDEMIA"


 
 
 
Questa è la nostra ultima raccolta antologica che racchiude pensieri di persone che hanno voluto con numerosi scritti, esprimere i loro sogni. Finita di stampare nel Gennaio 2022, può essere oggi richiesta al seguente indirizzo mail:
 
associazionehappybridge@proton.me
 
 

SOGNANDO IL FUTURO DOPO LA PANDEMIA - ARTICOLO DI LAZIOSETTE

 

I racconti dei detenuti “Sognando il futuro”

Il dopo-pandemia nel libro di Maria Teresa Caccavale e suor Rita del Grosso, frutto del laboratorio di scrittura creativa realizzato in alcune carceri, per «aiutare a costruire il futuro»


 

Cosa succederà dopo la pandemia? Le persone saranno in grado di guardare avanti e sognare un futuro possibile? Come intervenire per aiutare gli altri, soprattutto i più fragili e gli ultimi, a uscire fuori da questo tunnel pieno di oscurità? Sono alcune delle domande che Maria Teresa Caccavale, presidente dell’associazione di volontariato Happy Bridge, e suor Rita del Grosso, religiosa canossiana che spende la propria vita accanto ai detenuti, si sono poste quando hanno pensato di realizzare “Sognando il futuro dopo la pandemia”. Un volume che, come quello che lo ha preceduto, “Pensieri reclusi e oltre”, è il frutto del laboratorio di scrittura creativa sociale che hanno condotto – prevalentemente a distanza – durante il periodo della pandemia con i detenuti del carcere di Rebibbia, oltre che con quelli dei penitenziari di Paliano, Frosinone, Reggio Emilia e Prato. «Una raccolta di scritti – afferma Maria Teresa Caccavale – sulla tematica del sogno per aiutare le persone a costruire il futuro, soprattutto dopo momenti di solitudine e buio provocati dalla pandemia».

La tematica scelta «nasce dall’osservazione dei comportamenti anomali o comunque indicatori di segnali di sofferenza e disagio psichico sempre più diffuso, fatta insieme ai volontari impegnati nelle carceri ». Il libro, che reca la prefazione del vescovo di Acireale Antonio Raspanti, è una raccolta breve (disponibile presso l’associazione, scrivendo a associazionehappybridge@protonmail.com) «che vive di forti emozioni interiorizzate. La partecipazione al laboratorio di scrittura, soprattutto delle persone più fragili e disagiate come le persone detenute – sottolinea Caccavale – ha dato loro modo di far emergere emozioni e stati d’animo che sarebbero altrimenti rimasti inespressi e soffocati, nonché di proseguire nelle riflessioni legate allo stato di consapevolezza del proprio vissuto, e soprattutto di poter trasmettere tutto ciò al di fuori delle mura del carcere».

E dalle testimonianze emerge un sogno comune, legato alla libertà, propedeutica alla realizzazione di tutti gli altri sogni, dal lavoro all’amore, ai viaggi, fino allo studio, sogni che per una persona detenuta diventano bisogni primari. Seguono poi le testimonianze delle religiose canossiane e domenicane, alcune delle quali volontarie nelle carceri. «Qui tutta la visione della vita – aggiunge Maria Teresa Caccavale – è legata alla fede e alla presenza di Dio che donano coraggio e speranza nel futuro. I bisogni e i desideri sono di altra tipologia, ovvero legati al benessere dell’umanità intera, dell’anima e alla salvezza eterna». Come scrive suor Rita Del Grosso, «Il futuro inizia oggi». Non mancano le testimonianze di rappresentanti della società civile: studenti, insegnanti, scrittori, giornalisti, poeti, educatori, personale dell’amministrazione penitenziaria.

31 maggio 2022

LIBRO "SOGNANDO IL FUTURO DOPO LA PANDEMIA" Presentazione pubblicata su "IL BANDITORE DI AMELIA"

 


LEGGE SMURAGLIA - AUMENTARE I POSTI DI LAVORO PER LE PERSONE DETENUTE


 

 
Lunina Casarotti

LEGGE SMURAGLIA

A distanza di 20 anni la Legge Smuraglia appare ancora come l’ultima vera innovazione legislativa che ha contribuito ad aumentare i posti di lavoro per le persone detenute. Una legge che ho definito semplice ma rivoluzionaria in quanto utilizza l’unico vero strumento che lo Stato può adottare in maniera efficace: l’incentivo economico. Ciò che ha ostacolato maggiormente i benefici che può produrre tale iniziativa, oltre il limitato budget, è la poca informazione, pubblicità e visibilità che le è stata concessa nel mondo delle imprese, della consulenza del lavoro e dei dottori commercialisti.<br> Appare importante quindi sfruttare questo spazio per informare nel dettaglio i nostri lettori sulle modalità di fruizione degli incentivi e della entità degli stessi. Il primo requisito necessario e obbligatorio per usufruire delle agevolazioni è l’assunzione del detenuto secondo regolare contratto CCNL per un minimo di 30 giorni. Nel caso in cui la persona sia internata o lavoratore esterno ai sensi dell’art. 21 ord. pen., lo sgravio fiscale è di € 520,00/ mese per un orario full time o altrimenti proporzionato alle ore lavorate. Tale sgravio lo si può richiedere per ogni persona detenuta assunta, fino ai 24 mesi successivi alla scarcerazione.<br> Se invece la persona detenuta si trova in condizioni di semi- libertà, lo sgravio fiscale per un orario full- time è di € 300,00/ mese, che può essere richiesto fino ai 18 mesi successivi alla scarcerazione.<br> Riguardo allo sgravio del 95 % dei contributi INPS, si fa riferimento, oltre alla condizione giuridica del detenuto; anche alla forma giuridica del datore di lavoro: mentre le cooperative sociali possono godere di tale sgravio sia per detenuti reclusi che per detenuti ammessi al lavoro esterno e semiliberi, le imprese private possono godere dello sgravio solamente per detenuti reclusi che lavorano all’interno della struttura penitenziaria. Anche in questo caso l’agevolazione può essere richiesta fino ai 18 mesi o 24 mesi successivi alla scarcerazione, a seconda che la persona detenuta si trovi in regime di semi-libertà o recluso.<br> Tutto ciò è comunque subordinato ad una serie di passaggi burocratici ed autorizzativi. Innanzitutto, è fondamentale la firma di una convenzione tra impresa e direzione del carcere che regoli tali rapporti. Entro il 31 ottobre di ogni anno le aziende presentano le istanze, con l’ammontare complessivo del credito d’imposta di cui intendono usufruire l’anno successivo, alla direzione penitenziaria. 
 
 

 
 
Entro il 15 di novembre i provveditorati regionali comunicano le istanze al Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria, il quale determina l’importo massimo spettante ad ogni singolo soggetto entro il 15 dicembre. Per richiedere rimborso delle aliquote contributive bisogna invece presentare apposita rendicontazione all’INPS, il quale riconosce il rimborso in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande.<br> Come si può vedere, ancora una volta la burocrazia potrebbe scoraggiare l’imprenditore ad avviare questi rapporti lavorativi e le differenze in base a forma giuridica dell’impresa o condizione giuridica della persona detenuta non aiutano ad avere un quadro chiaro e semplice dei benefici, condizione sempre più necessaria alle aziende per sviluppare le proprie strategie di crescita e di assunzione.<br> Piuttosto che immaginare grandi riforme e sconvolgimenti dell’esecuzione penale, sarebbe già un grande, anche se piccolo, passo riprendere questa legge e migliorare alcuni aspetti per renderla più agevole al mondo delle imprese. Anche per rendere omaggio al grande uomo e giurista Carlo Smuraglia, scomparso pochi giorni fa. 
 

DIFFERENTI ESPERIENZE DI EDUCAZIONE E REINTEGRAZIONE CON PERSONE IN CARCERE


 

 
 
Si riportano i dati emersi nel corso della conferenza con la presenza del Dott. Sergio Grossi il 29 Aprile 2022 sul confronto delle migliori pratiche a livello internazionale sulla educazione, reintegro e carcere.

 
Abstract
 
Friday 29th April “Education, reintegration and prison: Results of an ongoing analysis comparing international best practices” Dr Sergio Grossi Turn up in person (no need to book) or join online here Friday 13th May “First time offenders as once and future victims: Exploring the victim-offender overlap in the Turning Point Project” Dr Eleanor Neyroud Turn up in person (no need to book) or join online here Friday 27th May “‘Tightness’, autonomy and release: Understanding the anticipated pains of release and life licencing” Ailie Rennie Turn up in person (no need to book) or join online here Friday 10th June “Women working to support women in the welfare sphere: Psychosocial challenges” Prof. Loraine Gelsthorpe and Dr Joana Ferreira Turn up in person (no need to book) or join online here


                                                  Fai click qui  per visualizzare le slide

 


 Dott. Sergio Grossi

 
 

martedì 5 aprile 2022

Presentazione del libro "Pensieri Reclusi e oltre" da parte degli autori

 

 Alcuni degli autori del libro, intervengono in questo video per esporre le tematiche e le emozioni che hanno portato alla realizzazione dei loro scritti individuali

 

martedì 29 marzo 2022

Dignità e reinserimento sociale. Quali carceri dopo l’emergenza? - Video

 

Per visualizare il Video integrale dell'evento  👈clicca qui

 

Evento organizzato in collaborazione con Conferenza Nazionale Volontariato e con la Città Metropolitana di Roma.

Con l'adesione del Coordinamento nazionale dei magistrati di sorveglianza Unione delle Camere penali italiane.

Registrazione video del dibattito dal titolo "Dignità e reinserimento sociale. Quali carceri dopo l’emergenza?", registrato a Roma martedì 29 marzo 2022 alle ore 10:20.

Dibattito organizzato da Conferenza dei Garanti Territoriali delle Persone Private della Libertà.

Sono intervenuti: Roberto Gualtieri (sindaco di Roma Capitale, Partito Democratico), Tiziana Biolghini
(consigliera delegata alle Politiche sociali della Città metropolitana di Roma Capitale), Stefano Anastasia (portavoce della Conferenza dei Garanti delle persone private della libertà), Ornella Favero (presidente della Conferenza Nazionale del Volontariato della Giustizia), Marta Cartabia (ministro della Giustizia), Gian Domenico Caiazza (presidente dell'Unione delle Camere Penali Italiane (UCPI)), Mauro Palma (presidente dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale), Giovanni Pavarin (presidente del Tribunale di sorveglianza di Trieste), Giovanni Fiandaca (garante per la Tutela dei Diritti Fondamentali dei Detenuti della Regione Siciliana), Anna Rossomando (componente della Commissione Giustizia del Senato, Partito Democratico), Samuele Ciambriello (garante dei Detenuti della Regione Campania e membro dell'Associazione Nessuno Tocchi Caino), Rita Bernardini (presidente di Nessuno tocchi Caino - Spes contra Spem, consigliere generale del PRNTT), Franco Corleone (garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Udine), Bruno Mellano (garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Regione Piemonte), Lorenzo Tardella (avvovato, collaboratore dell'associazione Antigone Onlus), Giuseppe Fanfani (garante dei Diritti dei detenuti della Regione Toscana), Franco Maisto (garante dei Diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Milano).

Sono stati discussi i seguenti argomenti: Agenti Di Custodia, Carcere, Cartabia, Corte Costituzionale, Costituzione, Diritti Civili, Diritti Umani, Emergenza, Epidemie, Garante Detenuti, Garanzie, Giustizia, Magistratura, Ministeri, Minori, Parlamento, Penale, Politica, Procedura, Renoldi, Salute, Sanita', Tossicodipendenti.

venerdì 11 marzo 2022

PRESENTAZIONE PROGETTO "UN PALLONE PER LA LEGALITÀ" ROSETO DEGLI ABRUZZI

 

 

 

di Maria Teresa Caccavale

 Venerdì 4 marzo abbiamo presentato il progetto UN PALLONE PER LA LEGALITÀ agli studenti dell'lstituto di Istruzione Superiore V. Moretti di Roseto degli Abruzzi, insieme a Fabrizio Maiello e Martina Vallesi. Un progetto nato durante la pandemia, e pensato per poter aiutare i giovani ad uscire dal terribile vortice  delle emozioni negative causa  di tanti comportamenti insani, illegali ed a volte criminali. Abbiamo parlato di carcere, del tempo inutile della pena e dei suoi effetti devastanti su tutte le persone coinvolte, dalla vittima, al reo ed alle famiglie. Un sistema di rapporti basati sulla violenza e sulla prepotenza non può generare risultati positivi e lo stiamo sperimentando anche in questi giorni con il conflitto Ucraino/Russo. Il voler a tutti i costi esercitare un potere coercitivo sugli altri, soprattutto sui più fragili, ed è ciò che accade ancora tra i giovani... lo abbiamo percepito   anche durante l'incontro di oggi. Ragazzi con disagi familiari di diverso genere, il cui destino di futuri criminali potrebbe essere già segnato se la collettività non interviene. La paura, il disagio,     l'insofferenza, la noia, la mancanza di prospettive future e di significativi punti di riferimento da un lato, mentre dall'altro una curiosità, la voglia di apprendere cose nuove, di incontrarsi e di ritrovarsi. 

 


Fabrizio Maiello, il nostro goleador, li ha coinvolti e immobilizzati con la sua storia toccante di amicizia e di solidarietà con il suo amico Giovanni, durante gli anni trascorsi in OPG, e poi con i suoi famosi palleggi.Il pallone ha un effetto catartico  sulle persone perché rotolando le trascina come in una seduta ipnotica che ti fa uscire fuori dalla realtà. Vedere, al termine dell'incontro, gli studenti emozionati e con un atteggiamento meno arrogante e mi auguro anche più consapevole, è stata la più grande soddisfazione che ci ha ripagato per tutto l'impegno profuso nel progetto. I giovani sono il  futuro e pertanto è necessario investire molte risorse per offrire loro opportunità di crescita sana e pacifica. Le istituzioni tutte, dalla scuola alle amministrazioni  pubbliche centrali e periferiche e tutta la collettività, hanno l'obbligo di impegnarsi per tale obiettivo se si vuole rigenerare questa società malata. La vera guerra è questa e non possiamo perdere questa opportunità. I nostri motti sono "nessuno si salva da solo", "a ognuno spetta una seconda chance" e "perché lui e non io", così come ribadisce anche   Papa Francesco. Ringraziamo la Dirigente dell'Istituto Moretti per averci accolto con molto coraggio ed entusiasmo unitamente a tutti i docenti che hanno accompagnato i ragazzi, in particolare  il Prof. William Di Marco e la prof.Bernardina Ciafrè i quali si sono resi promotori di questo incontro. Presente anche  l'Assessore alla cultura del Comune di Roseto degli Abruzzi.

 

                                                                         Prof. Maria Teresa Caccavale
                                                            Presidente Associazione Happy Bridge
                                                                                    Ambasciatrice EPALE 

 

 



 

martedì 18 gennaio 2022

Commissione Ruotolo - Commissione per l’innovazione del sistema penitenziario

 

Commissione Ruotolo - Commissione per l’innovazione del sistema penitenziario (13 settembre 2021)

 

Presidente - Marco Ruotolo
 

  • Costituzione - d.m. 13 settembre 2021
  • Scadenza - 31 dicembre 2021
  • Integrazione della commissione  - d.m. 20 settembre 2021
  • Riunione conclusiva - 17 dicembre 2021
  • Composizione:


Presidente Marco Ruotolo, Professore ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università Roma Tre

Componenti

  • Pietro Buffa - Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria della Lombardia
  • Antonella Calcaterra - Avvocatessa del Foro di Milano
  • Carmelo Cantone - Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria del Lazio, Abruzzo, Molise
  • Daniela de Robert - Componente del Collegio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale
  • Manuela Federico - Comandante della polizia penitenziaria presso l'Ufficio esecuzione penale esterna di Milano
  • Antonietta Fiorillo -  Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna
  • Gianluca Guida - Direttore dell’Istituto per minorenni di Nisida
  • Fabio Gianfilippi - Magistrato di Sorveglianza, Spoleto
  • Raffaello Magi - Consigliere della Corte di Cassazione
  • Giuseppe Nese - Psichiatra, Direttore UOC “Tutela della salute in carcere”, ASL Caserta
  • Sonia Specchia - Segretario generale di Cassa delle ammende
  • Catia Taraschi - Responsabile Ufficio detenuti Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta
  • Elisabetta Zito - Direttrice della Casa circondariale “Piazza Lanza” di Catania

 

Segreteria tecnico-scientifica

  • Antonio Bianco - Magistrato addetto all’Ufficio di Gabinetto
  • Ernesto Caggiano - Magistrato addetto all’Ufficio di Gabinetto
  • Silvia Talini - Ricercatrice presso l’Università Roma Tre, addetta alla Segreteria della Ministra della Giustizia


Il decreto istitutivo prevede la possibilità di partecipazione ai lavori della Commissione del Capo di Gabinetto e del Capo dell’Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia, nonché del Capo Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e del Capo Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità.

La Commissione ha potuto anche attingere ai risultati di alcuni primi studi del Centro di ricerca “Diritto penitenziario e Costituzione – European Penological Center” dell’Università Roma Tre, specialmente con riguardo alle aree tematiche della salute e della tutela dei diritti.

Compiti della Commissione

Proporre soluzioni che possano contribuire a migliorare la qualità della vita nell’esecuzione penale, attraverso interventi puntuali sia sul piano normativo sia in forma di direttive per l’esercizio dell’azione amministrativa, fornendo anche linee utili alla rimodulazione dei programmi di formazione inziale e in itinere che interessano le professionalità dell’amministrazione penitenziaria e dell’amministrazione della giustizia minorile e di comunità.


DOCUMENTI


Sommario

  1. Composizione della Commissione, perimetro di azione e metodo di lavoro.
  2. I presupposti culturali del lavoro della Commissione.
  3. Le azioni possibili per l’innovazione del sistema penitenziario. Cenni e rinvio.
  4. Proposte per il miglioramento della quotidianità penitenziaria

4.1 Focus 1: gestione dell’ordine e della sicurezza
4.2 Focus 2: impiego delle tecnologie
4.3 Focus 3: salute
4.4. Focus 4: lavoro e formazione professionale
4.5. Focus 5: tutela dei diritti
4.6 Focus 6: formazione del personale

  1. Proposte di modifica al regolamento penitenziario per il miglioramento della qualità della vita nell’esecuzione penale
  2. Proposte di modifica all’ordinamento penitenziario, al codice penale, al codice di procedura penale, al d.lgs. n. 286 del 1998 e alla l. n. 395 del 1990, per il miglioramento della qualità della vita nell’esecuzione penale
  3. Proposte di direttive e circolari per il miglioramento della qualità della vita nell’esecuzione penale
  4. Proposte di linee guida per la rimodulazione dei programmi di formazione del personale.

 

Commissione per l’innovazione del sistema penitenziario 

(Pres. Marco Ruotolo)

 

Presentazione della relazione finale

Scheda riassuntiva
La Commissione, istituita con d.m. 13 settembre 2021, ha lavorato nel periodo ottobre-dicembre 2021.
I lavori della Commissione sono stati orientati alla predisposizione di soluzioni concrete per l’innovazione del sistema penitenziario, per migliorare la qualità della vita delle persone recluse e di coloro che operano all’interno degli istituti penitenziari. Le proposte prevedono la revisione di molte disposizioni del regolamento penitenziario del 2000 e la rimozione di alcuni “ostacoli” presenti nella normativa primaria che incidono su uno svolgimento della quotidianità penitenziaria che possa dirsi conforme ai principi costituzionali e agli standard internazionali. Per come formulate, le modifiche alle previsioni regolamentari potrebbero essere realizzate a prescindere dalle pur indicate revisioni della normativa primaria. Oltre alla presentazione di puntuali modifiche, redatte in forma di articolato, sono state individuate 8 linee guida per la rimodulazione dei programmi di formazione del personale e 35 azioni amministrative, da mettere subito in campo, per migliorare la qualità della vita nell’esecuzione penale. Gli interventi proposti intendono, in particolare, adeguare i contenuti della normativa e orientare leprassi per adattarle ai cambiamenti tecnologici, sociali e culturali, nonché alle indicazioni provenienti dalla giurisprudenza costituzionale e delle Corti europee. La pena, quale che sia la forma dell’espiazione, deve tendere a restaurare e a ricostruire quel legame
sociale che si è interrotto con la commissione del reato. Deve avere l’obiettivo di re-includere, di avviare un processo potenzialmente in grado di ridurre il rischio di ricaduta nel reato. Il suo perseguimento determina il soddisfacimento non soltanto dell’interesse del reo, ma dell’intera società, rispondendo a quel bisogno di sicurezza spesso avvertito come priorità dai consociati. Perché ciò accada occorre garantire una qualità della vita non solo “decente”, ma idonea all’attivazione di un processo di autodeterminazione che possa permettere al singolo di “riappropiarsi della vita”. Occorre, in altre parole, creare condizioni di sistema che consentano finalmente di considerare la risposta di giustizia come tesa a responsabilizzare in vista del futuro, più che a porre rimedio al passato.

La quotidianità penitenziaria

2
Con riguardo alla quotidianità penitenziaria e alla semplificazione della gestione del sistema
dell’esecuzione penale, gli interventi proposti interessano, tra l’altro: la previsione della presenza, per
almeno un giorno al mese, di un funzionario comunale per consentire il compimento di atti giuridici
da parte di detenuti e internati, nonché, su richiesta del Direttore, di funzionari degli uffici consolari
e della Questura (art. 4 o.p.); la disciplina sulla fornitura di vestiario e corredo e sull’alimentazione
(artt. 7 e 9 o.p.); il tema dell’autorizzazione per visite e ricoveri ospedalieri (art. 11 o.p.); la modifica
del regime di sorveglianza particolare, rivolta a sottolineare il disvalore delle aggressioni nei confronti
degli operatori, con il riferimento anche ad essi nella attuale formula che contempla l’ipotesi dell’uso
di violenza o minaccia da parte dei detenuti per impedire le attività degli altri detenuti e internati (art.
14-bis, lett. b, o.p.); le nuove previsioni rivolte a consentire una più rapida approvazione dei
regolamenti di istituto (art. 16 o.p.); la specifica previsione che ammette i colloqui a distanza, già
impiegati in periodo di emergenza pandemica, la quale richiede anche intervento regolamentare per
evitare che gli stessi siano considerati nel numero complessivo dei colloqui ammessi in presenza dalla
vigente disciplina (art. 18 o.p.); l’eliminazione dell’automatismo per cui il lavoro svolto alle
dipendenze dell’amministrazione penitenziaria debba essere retribuito con la necessaria riduzione di
un terzo del trattamento economico previsto dai contratti collettivi (art. 22 o.p.); la creazione delle
Unità regionali per il lavoro penitenziario, costituite presso il Provveditorato regionale, alle quali è
riconosciuto uno spazio di azione strategico nei processi di reinserimento lavorativo (art. 25-bis o.p.);
la previsione per cui i permessi possano essere concessi non solo nei casi di “particolare gravita”, ma
anche in quelli di “particolare rilevanza”, con eccezione, in quest’ultimo caso, dei detenuti sottoposti
a regime di cui all’art. 41-bis (art. 30, comma 2 o.p.); il superamento del metodo del sorteggio per la
composizione delle rappresentanze delle persone detenute, finalmente prevedendosi, in una
prospettiva di responsabilizzazione e di partecipazione, il sistema dell’elezione, con alcune cautele
volte a evitare posizioni di supremazia tra i detenuti (art. 31 o.p.); la previsione della possibile
partecipazione nel Consiglio di disciplina di un assistente sociale dell’ufficio di esecuzione penale
esterna territorialmente competente in aggiunta agli esperti ex art. 80 o.p., che attualmente, per ragioni
di organico, non possono sempre assicurare lo svolgimento di questa funzione (art. 40 o.p., che nella
formulazione proposta potrebbe consentire, ove necessario, la sostituzione dell’esperto ex art. 80);
l’intervento rivolto ad assicurare una più adeguata e tempestiva organizzazione del processo di
preparazione alla dimissione della persona detenuta (art. 43 o.p.).
La Commissione ha tra l’altro espresso la propria opinione circa la necessità di superare i profili
problematici emersi nell’applicazione della legge 21 aprile 2011, n. 62 (riguardante la tutela del
rapporto tra detenute madri e figli minori), per evitare che i bambini vivano l’esperienza del carcere.
Si tratterebbe di incidere sulla disciplina delle misure cautelari (artt. 275 e 285-bis c.p.p.) e delle3
modalità esecutive delle stesse (art. 293 c.p.p.), ipotizzando, come extrema ratio, l’applicazione della
custodia cautelare negli istituti a custodia attenuata per le detenute madri (ICAM), nonché di incidere
sull’istituto del rinvio dell’esecuzione della pena (artt. 146 e 147 c.p.) e sulla disciplina delle case
famiglia protette (legge n. 62 del 2011). In questa direzione si muove la proposta di legge C. 2998
(Siani ed altri), recante “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e alla legge 21
aprile 2011, n. 62, in materia di tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori”).
Particolarmente incisive sono le proposte di revisione del regolamento penitenziario. Tra queste: il
riferimento, nell’articolo di apertura del regolamento, ai principi di autonomia, responsabilità,
socializzazione e integrazione, richiamati anche nell’attuale formulazione dell’art. 1 o.p.; la
valorizzazione del terzo settore, sia nella forma della co-programmazione e co-progettazione di
interventi e servizi che abbiano finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale (art. 4) sia nella
compilazione del programma di trattamento (art. 29); l’adeguamento delle previsioni concernenti i
locali di pernottamento alle determinazioni della Corte Edu per quanto riguarda la violazione dell’art.
3 CEDU, con particolare riferimento allo spazio individuale minimo di tre metri quadri, che potrebbe
realizzarsi anche a prescindere dalla pur auspicata revisione dell’art. 6 o.p. (art. 6); il rinvio al
regolamento di istituto per la definizione dell’orario dei pasti, affinché sia funzionale alle diverse
attività che impegnano le persone detenute (art. 11); la disciplina dell’assistenza sanitaria in senso
conforme ai principi e ai provvedimenti attuativi del riordino della medicina penitenziaria (art. 17);
la specificazione dell’esigenza che il parto sia sempre effettuato in luogo esterno di cura (art. 19); la
più dettagliata disciplina dell’assegnazione a sezioni separate (art. 32); la previsione di specifiche
garanzie per i detenuti e internati stranieri, ad esempio per l’accesso alle procedure per il rinnovo del
permesso di soggiorno e per la protezione internazionale, stabilendosi anche che gli atti che
disciplinano la vita all’interno degli istituti debbano essere tradotti nelle lingue maggiormente diffuse
tra la popolazione detenuta (art. 35); la disciplina dei colloqui a distanza, lasciandosi alla persona
detenuta la scelta se imputare la videochiamata a telefonata o a colloquio, così da determinarsi, di
conseguenza, la durata e anche le relative implicazioni (artt. 37 e 39); la prevista possibilità di
autorizzazione all’uso personale, anche nella camera di pernottamento, di dispositivi elettronici (art.
40); le specifiche garanzie sui trasferimenti per chi stia partecipando a corsi di istruzione e di
formazione professionale (artt. 41-44), nonché l’auspicata previsione di agevolazioni economiche per
la frequenza universitaria, mediante accordi tra il DAP e gli Atenei (art. 45); la precisazione per cui
il rimborso delle spese di mantenimento è legato all’effettiva presenza in istituto della persona
sottoposta a limitazione della libertà personale (art. 56); l’introduzione di meccanismi di mediazione
per la riparazione dei conflitti nel procedimento disciplinare (art. 81); le modifiche che mirano ad una4
più adeguata preparazione del rilascio del condannato o dell’internato, che potrebbero realizzarsi a
prescindere dalla pur auspicata revisione dell’art. 43 o.p. (art. 88).
Le più specifiche linee di intervento
Linee più specifiche di intervento hanno riguardato i seguenti ambiti tematici: “gestione dell’ordine
e della sicurezza”; “impiego delle tecnologie”; “salute”; “lavoro e formazione professionale”; “tutela
dei diritti”; “formazione del personale”.
Focus 1: gestione dell’ordine e della sicurezza
Per il tema “gestione dell’ordine della e sicurezza”, la riflessione si è sviluppata su molteplici profili,
alcuni dei quali richiedenti un intervento sulla normativa primaria. Le revisioni più significative
interessano, però, la normativa regolamentare con riguardo, ad esempio, alle condizioni di vita e
all’offerta trattamentale nelle sezioni ex art. 32, alle perquisizioni straordinarie (nella linea indicata
da due recenti circolari DAP e DGMC), alle ricompense ex art. 76 (con specifica considerazione delle
attività di sostegno e stimolo a favore di altri ristretti con particolari difficoltà o necessità di ordine
personale). Quanto alle azioni amministrative da intraprendere si è riflettuto su diversi profili, tra i
quali: esigenza di uno stanziamento straordinario per l’adeguamento delle stanze e dei servizi igienici
(essendo presenti ancora bagni a vista e bagni alla turca, che non ottemperano alle prescrizioni
regolamentari), con puntuale definizione dei tempi di realizzazione; necessità di un atto di indirizzo
ministeriale che agevoli, nella misura più ampia possibile, la vendita di prodotti già consentita nei
capitoli prestazionali dal 2013 da parte di aziende che operano in carcere direttamente ai detenuti,
senza il tramite dell’impresa appaltatrice; opportunità di un atto di indirizzo ministeriale per un
ridisegno complessivo degli Istituti con una riorganizzazione che ne valorizzi la vocazione specifica;
indicazioni per il rilancio della figura del funzionario giuridico pedagogico, con valorizzazione, nella
selezione, della provenienza da percorsi di formazione universitaria dell’area pedagogica o delle aree
affini, nella prospettiva di una migliore definizione del ruolo quale “Professionista specialista
nell’educazione penitenziaria”; esigenza di adozione di una circolare che, superando quella del 9
ottobre 2018, eviti che, di fatto, il trasferimento delle persone detenute si trasformi in provvedimento
disciplinare; necessità di uno stanziamento che consenta l’accelerazione dei lavori di installazione e
ripristino dei sistemi di videosorveglianza, in tempi più rapidi rispetto a quelli previsti dal DAP
(primo semestre 2024); necessità di una direttiva che regoli operativamente l’uso della forza nei casi
previsti dall’ordinamento; potenziamento del ruolo del gruppo di osservazione e trattamento quale
proponente di misure alternative e promozione della corresponsabilizzazione degli enti locali in tale
ambito; adozione di una direttiva che attivi le Regioni per l’apertura o il ripristino dei reparti5
ospedalieri in luogo delle cosiddette cellette; promozione dell’organizzazione delle unità operative di
reparto al fine di favorire da parte degli operatori di polizia penitenziaria una maggiore stabilità e
conoscenza delle persone detenute e una “specializzazione” nella gestione dei bisogni specifici che
possono caratterizzare l’utenza allocata.
Focus 2: impiego delle tecnologie
Con riguardo all’impiego delle tecnologie, se ne è sottolineata la centralità sia per la sicurezza sia
per il trattamento. Gli investimenti necessari possono essere calibrati al meglio tenendo conto dei
costi già sostenuti presso alcuni istituti penitenziari nella realizzazione di impianti tecnologici idonei
allo svolgimento di diverse funzioni: da quella, essenziale, di miglioramento delle condizioni di
sicurezza, impedendo anzitutto l’accesso di oggetti la cui disponibilità non è consentita alle persone
detenute (attraverso sistemi anti-droni, metal detector fissi, body scanner) sino a quella rivolta al
mantenimento dei rapporti affettivi (potenziamento dell’utilizzo delle comunicazioni a distanza) o al
completamento dei percorsi di istruzione (positive appaiano al riguardo le recenti linee guida
CNUPP/DAP sui percorsi di studio universitario). Appare anche urgente la realizzazione di sistemi
tecnologici che consentano l’individuazione e l’identificazione degli operatori nel corso delle
perquisizioni, secondo una linea direttiva già indicata dal DAP in risposta ad una raccomandazione
del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale.
La Commissione ha condiviso, in particolare, le seguenti proposte, per alcune delle quali è
auspicabile una positiva collaborazione tra Ministero della Giustizia e Ministero per l’innovazione
tecnologica e la transizione digitale: standardizzazione del sistema “MOVE”, in uso presso Rebibbia
Nuovo Complesso, che consente di gestire la circolazione dei detenuti dai reparti detentivi verso le
varie zone dell’istituto (senza aggravare i carichi di lavoro del personale e garantendo una migliore
fruizione dei servizi); implementazione del controllo biometrico per semplificare in sicurezza le
operazioni di accesso dei familiari che si recano ai colloqui; implementazione del sistema di
videocolloqui sia tra detenuti e familiari sia per la formazione e informazione a distanza; creazione
di pagine di supporto per la gestione amministrativa del personale (modello Provveditorato per la
Campania); realizzazione di totem touch per le richieste dei detenuti (con un terminale multimediale,
fruibile in diverse lingue, che consenta di sostituire il cartaceo per una gestione telematica delle
richieste: c.d. domandine mod. 393, ordini di sopravvitto mod. 72, istanze indirizzate alla
magistratura tramite matricola ecc.); al fine di agevolare il mantenimento delle relazioni affettive,
disponibilità di telefoni cellulari, pur se non generalizzata, ed esclusa, specificamente, ove vi siano
particolari esigenze cautelari, legate a ragioni processuali o alla pericolosità dei soggetti (andrebbero
peraltro definiti tempi e modalità di utilizzo da parte dell’Amministrazione e consentito l’acquisto al6
sopravvitto, senza costi per l’Amministrazione e con costi minimi per i detenuti, di apparecchi mobili
configurati in maniera idonea e funzionale, con le dovute precauzioni operative ossia senza scheda e
con la possibilità di chiamare solo i numeri autorizzati per evitare qualsiasi forma di utilizzo indebito);
informatizzazione dei registri in uso; introduzione di APP per la prenotazione del colloquio da parte
dei familiari; incentivazione del possesso di computer per i detenuti, da acquistare al sopravvitto;
introduzione di servizi a pagamento (per esempio lavatrici a gettoni) come già avviene in alcuni
istituti per i distributori di bevande e snack; introduzione e implementazione di sistemi (metal detector
fissi e body scanner) che consentano un più efficace esercizio della funzione di controllo per impedire
l’ingresso in istituto di oggetti il cui possesso non è consentito alle persone recluse.
Le innovazioni tecnologiche auspicate avrebbero senz’altro ricadute positive sul piano della
sicurezza, determinando, peraltro, un non trascurabile alleggerimento del lavoro del personale.
Focus 3: salute
Quanto al tema della salute, la Commissione ha affrontato alcune problematiche, condividendo le
proposte elaborate dal Tavolo 10 (“Salute e disagio psichico”) degli Stati generali sull’esecuzione
penale con riguardo alle esigenze dell’implementazione della telemedicina (con adeguamento delle
risorse strumentali, mediante device di ultima generazione che consentano accertamenti a distanza;
di sicuro interesse, al riguardo, è, ad esempio, la sperimentazione compiuta presso i quattro istituti di
Rebibbia a Roma) e della completa realizzazione del fascicolo sanitario del detenuto (con una piena
digitalizzazione delle cartelle cliniche). Gli aspetti oggetto di proposte di intervento normativo, specie
riguardanti il regolamento, interessano, essenzialmente, i seguenti punti: adeguamento alla disciplina
di riforma della sanità penitenziaria dell’organizzazione del DAP; centralità del rispetto del principio
di territorialità (da rendere obbligatoria nei casi di persone con patologie croniche, in particolare
psichiatriche o da dipendenza, pena l’impossibilità di garantire il diritto alla salute); necessità di
investire sulla costante, adeguata, uniforme e sollecita definizione di programmi trattamentali (anche
adeguando gli investimenti sulle specifiche risorse professionali); riattivazione dell’attenzione sugli
interventi per la riduzione del rischio suicidario in carcere (tutti strettamente condizionati dagli
interventi dei punti precedenti) previsti dai piani nazionali vigenti (2017). La Commissione ha
elaborato articolate proposte di modifica, che interessano non solo la legge penitenziaria e il
regolamento di esecuzione, ma anche disposizioni del codice penale e del codice di procedura penale,
peraltro condividendo, con riguardo al tema delle misure di sicurezza per infermità mentale le
elaborazioni emergenti dai lavori della Commissione Pelissero.
Focus 4: lavoro e formazione professionale7
Con riguardo alla tematica del lavoro e della formazione professionale, la Commissione propone
alcune modifiche di carattere organizzativo, partendo dalla considerazione per cui le lavorazioni
penitenziarie devono essere considerate come parte integrante dello sviluppo del territorio in una
logica di sistema. Occorre, in particolare, che gli istituti penitenziari diventino parte integrante della
programmazione sociale regionale e dei piani di sviluppo del territorio, attraverso la programmazione
partecipata, condivisa e integrata tra le articolazioni penitenziarie e la Regione. Di qui la proposta,
tra le altre, di istituire una struttura regionale per realizzare la programmazione integrata per
l’inclusione sociale, il lavoro e la formazione professionale delle persone in esecuzione penale, in
stretto collegamento con la programmazione sociale regionale e con il piano di sviluppo del territorio,
in modo da assicurare un adeguato coordinamento organizzativo ed il monitoraggio degli interventi.
Specifici interventi sono proposti sulla normativa primaria (art. 20-bis o.p.), in un contesto di
valorizzazione del ruolo di Cassa delle Ammende e dei contenuti della legge n. 193 del 2000. Da
segnalare sono anche interventi sulla normativa primaria e secondaria rivolti a realizzare quella
tendenziale equiparazione del lavoro dei detenuti al lavoro delle persone libere, che trova fondamento
nella Costituzione e specificazione in diverse pronunce della Corte costituzionale.
Focus 5: tutela dei diritti
La Commissione ha proceduto ad un esame della normativa vigente rivolto a rilevare le esigenze
di interventi che siano in grado di rispondere alle carenze di effettività dei rimedi volti alla tutela dei
diritti fondamentali delle persone detenute. Sono proposti specifici interventi proprio con l’obiettivo
di innalzare gli standard di tutela giurisdizionale, a partire da quei profili che si sono rivelati, in questi
primi anni di applicazione degli istituti di cui agli art. 35-bis e ter o.p., non funzionali alla loro piena
effettività. Allo stesso modo si propone di uniformare gli standard di tutela rispetto a procedimenti
diversi già presenti nella legge penitenziaria, anche seguendo, in alcuni casi, l’insegnamento espresso
della Corte costituzionale e della Corte di cassazione. La consapevolezza per cui la migliore tutela
dei diritti delle persone detenute dipende anche dall’adeguata configurazione di termini e modalità
di esercizio dei medesimi ha indotto a proporre interventi che prevedano richieste tracciabili e
risposte che dovranno avere termini certi (le quali poi potranno essere oggetto di reclamo
giurisdizionale). Per molti di tali interventi sono state elaborate proposte che interessano la normativa
regolamentare o suggerite indicazioni per l’adozione di circolari ministeriali. Specifica attenzione è
stata dedicata al potenziamento dello strumento del permesso premio (art. 30-ter o.p.), quale
essenziale strumento di trattamento e volàno per la concessione di più ampie misure.
Focus 6: formazione del personale8
La Commissione ha sottolineato l’esigenza di una valorizzazione dei ruoli dei singoli operatori,
proponendo puntuali interventi per la revisione dei processi organizzativi della formazione, da
programmare e realizzare con una maggiore partecipazione di qualificati soggetti esterni. Sono state
elaborate, in particolare, le seguenti linee per la formazione, indicate per aree tematiche e dettagliate
nel paragrafo 8 della Relazione: “gestione degli agiti violenti”; “gestione degli eventi critici e
resilienza”; “salute mentale”; “giustizia restaurativa”; “cultura mediativa”; “specializzazione nel
trattamento dei detenuti minorenni”; “sostegno dei processi riorganizzativi dell’esecuzione penale
esterna”; “tutela delle identità”.
La Commissione ha sottolineato la centralità della formazione iniziale e in itinere, in considerazione
della complessità dei ruoli che sono chiamate a svolgere le diverse professionalità operanti
nell’amministrazione penitenziaria e nell’amministrazione della giustizia minorile e di comunità.
Proprio in ragione di ciò raccomanda che anche i processi di selezione siano revisionati e adeguati,
contenendo il più possibile, o addirittura superando, la logica del ricorso a “riserve di posti” per chi
provenga da percorsi professionali che non sembrano dimostrare in sé una specifica attitudine allo
svolgimento dei ruoli propri di questa importante branca dell’amministrazione pubblica.
L’innovazione del sistema dell’esecuzione penale può essere senz’altro indirizzata da mutamenti
normativi e amministravi come quelli qui proposti, ma potrà consolidarsi e realizzarsi appieno solo
con il contributo di coloro che sono o possono essere gli attori del cambiamento, ossia gli operatori
dell’esecuzione penale, proprio in quanto adeguatamente formati e, a monte, rigorosamente
selezionati.