domenica 10 maggio 2026

INTERVISTA AI RAGAZZI SCOUT

Una gradevole chiacchierata con Irene e Francesco, relatori del Gruppo 1 degli scout di S.Paolo con la presidente dell'Associazione Happy Bridge


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venerdì 25 luglio 2025

PRESENTAZIONE DEL LIBRO "PASSO DOPO PASSO" A FONDO, IN TRENTINO

 TEATRO DI FONDO




Il nostro book tour, dopo Rebibbia, Paliano e Frosinone è arrivato a Fondo in Trentino , dove insieme ai soci dell'Associazione Anaune amici del Cammino di Santiago il 25 luglio abbiamo festeggiato San Giacomo Maggiore. Una stupenda passeggiata nel bosco ad ascoltare storie sulle piante e sul loro potere curativo .In serata poi ho avuto il Piacere di presentare il libro Passo dopo Passo , di cui sono curatrice insieme a Suor Rita del Grosso, con la conduzione dello scrittore Stefano Graiff .



Tante storie di cammini fisici , come quelle di chi ha fatto il Cammino di Santiago di Compostela, alle storie di chi ha attraversato un trauma per un incidente o un cambiamento significativo del proprio percorso di vita dovuto ad un periodo di detenzione in carcere In tutti i casi il cammino produce un cambiamento in noi ed in chi ci sta vicino, un cambiamento quasi sempre in ascesa.
Le letture sono state intervallate dalle suggestioni canore di Dellana Luigi e Pavan Silvia. 





Grande partecipazione e interesse dei. Presenti alle tematiche affrontate soprattutto con riferimento alle attuali problematiche carcerarie del sovraffollamento e delle condizioni inumane della detenzione. Grazie a Letizia. Abram Presidente dell'associazione Anaune, a Donato Iob, all'Assessore Nadia Pilati e all'ATP di Fondo.







Con "Passo dopo passo" proseguiamo il nostro pellegrinaggio della Speranza.


                            


sabato 19 luglio 2025

IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO... anche questa estate.

 

Io speriamo che me la cavo, anche questa estate

               19 Luglio 2025 | 




Non è un film, almeno nell’immediato, ma speriamo che qualcuno lo faccia diventare, e neanche uno spettacolo teatrale perché il teatro in carcere a fine giugno chiude. Purtroppo l’estate in carcere ha la solita pesante programmazione: caldo asfissiante, cessazione di tutte le attività formative e ricreative, riduzione del personale, lungaggini burocratiche oltremisura, assenza di aria condizionata o ventilatori… Ogni anno lo stesso copione e anche la pena rimane la stessa, anzi diventa più lunga perché il tempo non passa davvero mai, qualche detenuto si suicida o esce fuori di testa. Sono anni che si continua a parlare della grave situazione delle carceri italiane, ma ancora non si è messo mano ad una vera e propria riforma del sistema penitenziario e delle modalità di esecuzione della pena. Fiumi di parole sono state scritte al riguardo , anzi direi alluvioni di trattati, studi, rapporti, rappresentazioni artistiche, senza dimenticare inoltre i moniti di clemenza più volte espressi da Papa Francesco, ribaditi anche da Papa Leone , su una nuova raffigurazione dell’intero scenario del carcere che tenga conto dell’evoluzione dei tempi che per il diritto penale sembra si siano fermati al 1800. Purtroppo tutte le voci che si sprigionano attraverso i diversi social media non riescono a sortire alcun effetto che porti qualche cambiamento positivo.

Tra le voci delle persone detenute che hanno avuto la possibilità di far pervenire all’esterno il loro disagio, troviamo quella di Gianni Alemanno,



ex primo cittadino romano e ex onorevole della nostra Repubblica, il quale nella sua lettera – denuncia(La politica dorme, con l’aria condizionata) del 29 giugno u.s. ben raffigura la situazione disumana e le scarse condizioni igienico sanitarie esistenti all’interno del Carcere di Rebibbia, smentendo totalmente la visione stellare del carcere riportata dai diversi media nazionali ed entrando nel dettaglio delle disfunzioni strutturali (caldo asfissiante in estate e freddo in inverno)e della carenza dei servizi(sanità, formazione, lavoro, ecc.) offerti dall’Istituto. Ed è proprio Alemanno che, durante gli anni del suo mandato politico, avrebbe voluto un carcere più duro ed inflessibile, oggi invece denuncia il sistema. E’ proprio vero che il carcere cambia le persone quando ci entrano da detenuti o lo frequentano come operatori, anche se a volte si può anche peggiorare e farsi prendere dalla rabbia e conseguente ordire un piano di vendetta. Spero proprio che Gianni Alemanno abbia compreso che l’uomo non è il suo errore e che il male è dietro l’angolo e può colpire tutti. Spero anche che proprio lui riesca ad incidere positivamente sulle forze politiche di cui anche lui è espressione, per un reale cambiamento di passo che necessita il sistema penitenziario italiano e tutta la giustizia.

E’ dal 1975 , quando nacque il primo Ordinamento Penitenziario post repubblicano, dopo quello fascista del 1931, a cui seguì la Legge Gozzini del 1986, che non si mette mano in modo organico e strutturale ad un cambiamento normativo adeguato ai mutamenti sociali. Ci fu un tentativo pregevole nel 2015 , con l’istituzione degli Stati Generali da parte dell’allora Ministro della Giustizia Andrea Orlando, che induceva a sperare in una sostanziale modifica del sistema di esecuzione della pena rivolto a dare puntuale applicazione al contenuto di cui all’art.27 della nostra costituzione. Un tentativo che poteva dar vita a quella svolta culturale e normativa necessaria a ridare umanità alla pena, dignità e concreta speranza di reinserimento sociale alle persone detenute. Un cambio di passo che modificava la visione carcerocentrica e dava maggiore spazio alle misure alternative, alle attività formative e lavorative e che considerava il carcere come ultima ratio.

Purtroppo il grande impegno profuso dai numerosi e qualificati esperti facenti parte dei 18 tavoli di lavoro non ha trovato piena ed inequivocabile espressione normativa, affidando il tutto a circolari e Ordinanze del DAP che spesso diventano carta straccia .Quel magico momento purtroppo è svanito ed i vari governi che si sono succeduti non sono riusciti a riprendere il filo del dialogo interrotto tanto che oggi constatiamo una regressione della visione politica che considera la repressione e carcerazione la soluzione alla criminalità, tanto da aumentare il numero dei reati e l’elevazione delle pene , che non utilizza il dialogo con le parti sociali , a parte lo sforzo limitato e poco concreto di cui alla recente Legge Nordio, nonché fortemente contraddittorio, sull’ampliamento delle misure alternative alla detenzione(detenzione domiciliare, affidamento in prova ai servizi sociali e servizi di volontariato). Purtroppo , nonostante le varie rimostranze che da più parti si levano, scioperi della fame ,comunicati stampa, interpelli ecc. tra cui anche i ripetuti rilievi nei confronti dell’Italia dal Consiglio d’Europa, anche nell’ultimo rapporto, c’è il fermo totale a livello politico, non ci sono gli investimenti necessari in risorse umane, con una totale omissione di atti normativi ed amministrativi che non preoccupano nessuno degli addetti ,per cui il sistema è totalmente inibito, senza più prospettive o visioni future di avanzamento in termini di ricaduta sociale.



Ad oggi ci sono circa sessantunomila persone detenute in carcere , di cui circa 10.000 in attesa di giudizio, 16.000 circa che devono scontare una pena sotto i due anni, contro una capienza max di circa 52.000 persone che potrebbero essere accolte nei 190 istituti di pena, 37 suicidi ad oggi. L’inasprimento delle pene non ha certo portato ad una diminuzione dei reati, anzi c’è stato un incremento annuale dei reati e della recidiva. Nessun atto di clemenza all’orizzonte, nessun sostegno concreto alla popolazione detenuta, soprattutto a coloro che non hanno appoggi familiari o risorse economiche dall’esterno tanto da rendere meno pesante il periodo detentivo(mail, pacchi di beni alimentari e di vestiario, colloqui con i familiari, ecc.), incrementando pertanto la marginalità sociale. Non rimane che appellarsi al fato , alle anime buone dei volontari, alla giustizia divina, e ripetere “ Io speriamo che me la cavo, anche questa estate”.

martedì 24 giugno 2025

HAPPY BRIDGE PRESENTA IL LIBRO: "PASSO DOPO PASSO"

 

Presentiamo il libro "PASSO DOPO PASSO"



L’atto del camminare. Un gesto così semplice, così quotidiano, eppure intriso di un’eco millenaria, capace di risuonare nelle profondità dell’animo umano Questo volume, frutto della collaborazione tra le menti creative che si celano dietro i laboratori di scrittura guidati da me e da Suor Rita Del Grosso, si configura come un’esplorazione polifonica e caleidoscopica del concetto di "cammino". Non si tratta, qui, di una semplice raccolta di resoconti di viaggi fisici, ma di un’immersione profonda nell'archetipo del percorso come metafora dell'esistenza umana. L’opera, nata dall'urgenza di condividere esperienze personali e collettive, si inserisce in un contesto di rinnovato interesse per il tema, non a caso sottolineato dall'appello di Papa Francesco a divenire "pellegrini in cammino per portare pace e speranza nel mondo".



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La scelta di questo tema, lungi dall'essere casuale, affonda le proprie radici in una comprensione sempre più nitida della condizione umana: un perpetuo stato di movimento, di ricerca, di transizione. L'essere umano, in fondo, non è che un viandante che si interroga sul significato del suo percorso, un naufrago in cerca di una terra promessa, un'anima desiderosa di trascendere i propri limiti. Da questa consapevolezza emerge la necessità di un'antologia che, attraverso le voci molteplici di autori provenienti da ambiti ed esperienze eterogenei, offra un quadro articolato e stimolante sulla natura del cammino.

Il cuore pulsante di questo libro è rappresentato dalla varietà di prospettive offerte. Si passa dalle narrazioni di celebri pellegrinaggi, come il Cammino di Santiago e quello di San Francesco, a racconti di viaggi interiori, spesso intrapresi in contesti di estrema difficoltà, come il carcere. Le storie dei detenuti, in particolare, ci svelano come il cammino possa assumere forme inaspettate, come la ricerca della redenzione e della riabilitazione in spazi angusti e limitati. L’amore familiare, la fede, la speranza e l’incontro con Dio, si rivelano come forze propulsive che conducono al rinnovamento.

L'approccio spirituale, in questo contesto, non è visto come un'opzione esoterica, bensì come un'esigenza profonda, un bisogno di orientamento in un'esistenza che spesso appare labirintica. . Le grandi tradizioni spirituali, dal pellegrinaggio dei fedeli verso luoghi sacri al cammino interiore verso la conoscenza di sé, ci mostrano come l’atto del camminare possa essere elevato a pratica di purificazione, di trasformazione, di riconnessione con il sacro. Il cammino, in questo senso, diviene via crucis e via lucis, percorso di penitenza e al tempo stesso di illuminazione, di discesa negli abissi dell'anima e di ascesa verso vette spirituali.

  Il cammino, in tal senso, diviene metafora dell'incontro con il sé autentico, con la propria parte divina, un processo di auto-trascendenza che si realizza attraverso un percorso di consapevolezza e di continua evoluzione. In questa prospettiva, l'atto stesso di camminare assume una valenza sacra, un'opportunità per riscoprire il senso profondo della propria esistenza, un modo per svelare la verità che si cela nel cuore dell'essere.

Il libro, tuttavia, non si limita all'indagine teoretica e spirituale del cammino. Le storie di migranti che intraprendono viaggi impervi per sfuggire a condizioni di vita insostenibili ci riportano bruscamente alla realtà concreta, alle sofferenze e alle difficoltà del vivere. In questi racconti, il cammino non è più una scelta volontaria, ma un'esigenza impellente, una forma di resistenza alla disperazione, un atto di coraggio che dimostra la resilienza dello spirito umano. Le loro voci ci ricordano che l’esperienza del cammino è un’esperienza condivisa, che unisce persone diverse in un destino comune. Attraverso le narrazioni di tutti questi "viaggiatori", impariamo che la meta non è solo un luogo fisico, ma anche e soprattutto uno stato interiore.

"Il cammin di nostra vita", come lo definisce Dante, è un percorso che ci trasforma, che ci obbliga a misurarci con le nostre paure e i nostri limiti, che ci spinge a superare le nostre pigrizie. Non è un caso che, durante il cammino, spesso ci sentiamo cambiati, più consapevoli, più liberi, più in sintonia con il mondo. Ciò ci svela la “magia del cammino”, una dinamica trasformativa che ci conduce verso un’esistenza più autentica. L'atto stesso di liberare i pesi fisici e psichici, di viaggiare leggeri, di osservare il mondo, di ascoltare il silenzio della natura, ci aiuta a riscoprire le cose semplici della vita.

Da un punto di vista filosofico, il cammino si configura come un logos in movimento, un dialogo costante tra il soggetto e il mondo. Non è un caso che i grandi pensatori del passato, da Eraclito con il suo panta rei al viandante nietzschiano, abbiano fatto del movimento e della ricerca un elemento cardine della loro riflessione. Camminare è un atto che ci riporta alla nostra condizione di essere-nel-mondo, di esseri finiti e limitati, ma al contempo dotati di una capacità inesauribile di trascendere i nostri confini. Ogni passo, allora, diviene una domanda, una ricerca di senso, un tentativo di cogliere l'inafferrabile essenza della nostra esistenza.

In definitiva, questo libro è un invito a intraprendere un cammino – che sia esso fisico, spirituale, interiore – un percorso che ci condurrà verso una maggiore comprensione di noi stessi e del mondo che ci circonda. Attraverso le testimonianze di chi ha scelto di condividere la sua esperienza, impariamo che non siamo soli nel nostro cammino, che siamo tutti viandanti in cerca di un significato, tutti pellegrini verso una méta che, spesso, si rivela essere un nuovo punto di partenza.

L'antologia si offre, pertanto, come uno strumento di riflessione e di crescita personale. Non si tratta, qui, di trovare delle risposte definitive, ma di alimentare il nostro desiderio di ricerca, di non aver paura di interrogarci sul senso del nostro cammino. Ciò che conta, alla fine, non è la meta, ma il processo, il cammino stesso. È durante il percorso che ci sveliamo a noi stessi, che impariamo ad amare la vita in tutta la sua complessità, che ci liberiamo dalle catene che ci imprigionano. Questo libro è un invito a “camminare la propria vita” consapevolmente, con coraggio, con speranza e, soprattutto, con gratitudine.

Maria Teresa Caccavale

lunedì 23 giugno 2025

MANIFESTAZIONE PACIFICA A ROMA PER LA SENSIBILIZZAZIONE SULLE CONDIZIONI CARCERARIE

 

24 Settembre 2024

Ieri Camminando verso piazza San Pietro, la nostra manifestazione pacifica per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla grave situazione delle carceri che da anni si protrae inesorabilmente sotto gli occhi di tutti. Non si può continuare a morire per pena, non ci si può continuare a girare dall'altra parte, a dire che bisogna buttare le chiavi.



 

Chi è Senza peccato scagli la prima pietra!! Ma quante persone girano tranquillamente impunite!! E' il tessuto sociale che genera i crimini, ed è il tessuto sociale che deve farsene carico insieme allo Stato. La remissione dei peccati così come quella dei debiti è un dovere morale dell'uomo. Le carceri scoppiano, e non solo per mancanza di spazi, ma di tutto ciò che serve per una vera ed efficace rieducazione ed un futuro reinserimento sociale.72 suicidi ad oggi, tra i quali anche quelli del personale di sorveglianza, ragazzi giovani abbandonati a loro stessi. L'amnistia e l'indulto potrebbero colmare temporaneamente le numerose carenze strutturali che rendono inumane le carceri italiane, in attesa di una vera e propria riforma. E' un atto di clemenza che si può applicare in situazioni speciali, non è un "libera tutti". L'ultima amnistia in Italia risale al 1990. Tra le persone presenti un Signore di 96 anni che ha camminato con noi , dimostrando che il senso civico non ha età. Grazie anche a Papa Francesco che ha sostenuto con fermezza la nostra campagna di sensibilizzazione. Grazie a Sbarre di Zucchero per l'organizzazione dell'evento, e a tutti i presenti tra cui noi di HAPPY Bridge sempre vicini agli ultimi.❤️❤️

LA MIA ESPERIENZA COME DOCENTE IN CARCERE

 




CONVEGNO ANNUALE DEL CNEL PER PROGETTO "RECIDIVA ZERO"

 Ieri a Roma presso la Scuola di Formazione della Polizia Penitenziaria si è tenuto il Convegno annuale organizzato dal CNEL in ordine al progetto RECIDIVA ZERO, promosso dal Presidente Brunetta. Presenti i Ministri Nordio e Calderone , il sottosegretario Ostellari, e tanti rappresentanti del DAP, del ministero del Lavoro, docenti universitari, Il Garante Nazionale, diversi Garanti comunali e Regionali, esperti giuristi, ecc. 



Un incontro che ha ben esplicitato il percorso fino ad oggi intrapreso da Recidiva Zero in ordine alle iniziative intraprese e da intraprendere per ampliare le attività lavorative e formative all'interno delle carceri e conseguentemente per dare concretezza al reinserimento sociale delle persone detenute al termine della pena. Uno sguardo più ampio sul significato della pena, che va oltre la retribuzione o la quantificazione della condanna , ma vede nella responsabilità individuale e collettiva la possibilità di realizzazione di una pena sostenibile. 






Un orizzonte non ancora facilmente attuabile ma che vede l'inizio di un percorso e soprattutto una presa di coscienza di tutta la collettività. Tanti giovani allievi della Polizia Penitenziaria che fanno ben sperare in un cambio di passo dell'attuale sistema carcerario. Noi di HAPPY BRIDGE sempre presenti per apportare il nostro contributo al cambiamento concreto che consenta a tutti di non sentirsi esclusi, o emarginati .