giovedì 1 giugno 2023

Rapporto sull'occupazione nelle carceri italiane

Come ogni anno l'Associazione Antigone’, che si occupa di tutelare i diritti delle persone che si trovano in carcere, ha pubblicato un rapporto sulla condizione delle carceri italiane. Dal rapporto emerge soprattutto un dato che riguarda il     sovraffollamento: a fronte di una capienza ufficiale di 51.249 posti (dato che però non tiene conto dei posti non disponibili, che a maggio erano 3.646), al 30 aprile erano detenute 56.674 persone, in aumento del 3,8 per cento rispetto all’anno scorso.

 

 

 

Il tasso ufficiale medio dell’occupazione delle carceri è del 110,6 per cento, ma conteggiando anche i posti non disponibili sale al 119 per cento: le regioni dove la situazione è peggiore sono Lombardia (151,8 per cento), Puglia (145,7 per cento) e Friuli Venezia Giulia (135,9 per cento). L’associazione Antigone fa notare come sul sovraffollamento pesi il ricorso alla custodia cautelare in carcere, pari al 26,6 per cento del totale delle persone detenute, in calo rispetto al passato ma più alto della media europea.

Nell’ultimo anno sono inoltre aumentate le pene di breve durata, come sempre accade quando cresce il numero totale dei detenuti. «Quando il carcere è davvero extrema ratio tende ad ospitare soprattutto persone con pene lunghe, ma quando i numeri della detenzione crescono, crescono anche coloro che sono in carcere per fatti meno gravi», si legge nel rapporto.

Le persone in carcere con una condanna fino ad un anno sono passate dal 3,1 per cento del totale del 2021 al 3,7 per cento del 2022, mentre quelle con una condanna fino a tre anni dal 19,1 per cento al 20,3 per cento. In passato questi due valori erano molto più alti (rispettivamente del 7,2 e del 28,3 per cento nel 2011, per esempio), ma erano scesi notevolmente durante la pandemia, e ora sono tornati a crescere.

Il rapporto fa notare anche come più della metà dei condannati detenuti in carcere debba scontare ancora meno di tre anni. È un dato stabile rispetto al passato: Antigone dice che l’attivazione di misure alternative al carcere per far scontare a queste persone la pena residua potrebbe contribuire a risolvere il problema del sovraffollamento.

Un dato importante rilevato dal rapporto è quello dei suicidi: il 2022 era stato l’anno con più suicidi in carcere di sempre. Si erano uccise in carcere 85 persone su un totale di 214 morti, ovvero più di una ogni quattro giorni. Di queste 85 persone, 5 erano donne, 36 straniere e 20 senza fissa dimora.

L’età media era di 40 anni. La persona più giovane era un ragazzo di 20 anni, la più anziana un signore di 71 anni. La maggior parte di queste persone (50, ossia quasi il 60 per cento) si era uccisa nei primi sei mesi di detenzione (21 persone si erano uccise nei primi tre mesi, 16 nei primi dieci giorni e 10 addirittura entro le prime 24 ore dall’arrivo in carcere). 28 persone avevano precedentemente messo in atto almeno un tentativo di suicidio (e in 7 casi anche più di un tentativo).

Il rapporto rileva una serie di problemi strutturali delle carceri, giudicate vecchie, anguste e in alcuni casi prive dei minimi servizi per rendere la vita al loro interno accettabile. Nel 2023 Antigone ha visitato 97 dei 189 istituti di pena italiani: di questi, il 20 per cento era stato costruito tra il 1900 e il 1950 e un altro 20 per cento addirittura prima del 1900. Nel 35 per cento delle carceri visitate c’erano celle in cui non erano garantiti 3 metri quadri calpestabili per ogni persona detenuta, nel 12,4 per cento c’erano celle in cui il riscaldamento non era funzionante, nel 45,4 per cento c’erano celle senza acqua calda, e nel 56,7 per cento celle senza doccia.

Per quanto riguarda i motivi per cui sono detenute, il rapporto spiega che la maggior parte delle persone è in carcere per reati contro il patrimonio (ovvero furti, rapine, truffa, usura, 32.050 persone), seguiti da reati contro la persona (24.402) e reati in violazione della normativa sulle droghe (19.338). Seguono poi le persone detenute per reati contro la pubblica amministrazione (9.302) e quelle detenute per associazione di stampo mafioso (9.068).

Continuano a diminuire i detenuti in attesa di una condanna definitiva. Al 30 aprile erano il 13,9 per cento del totale quelli in attesa di primo giudizio, il 6,4 per cento quelli che avevano fatto ricorso in appello e il 4,3 per cento quelli che attendevano il terzo grado di giudizio. I definitivi erano 41.628, il 73,4 per cento dei presenti. La percentuale dei detenuti in attesa del primo grado di giudizio sale se si guarda ai soli stranieri (al 30 aprile erano il 15,6 per cento del totale dei detenuti stranieri). Ad oggi i detenuti stranieri in Italia sono 17.723, il 31,3 per cento di tutta la popolazione carceraria, e lo 0,34 per cento delle persone straniere soggiornanti in Italia.

Quanto al residuo di pena da scontare, ci sono enormi differenze tra detenuti italiani e stranieri: tra coloro che hanno ancora da scontare meno di un anno, su un totale di 7.259 persone gli stranieri sono 3.052 (il 42,04 per cento), mentre sono molti meno i detenuti stranieri con una pena residua superiore ai 20 anni (76 su 457, solo il 16,6 per cento), e 123 su 1.856 stanno scontando un ergastolo (il 6,6 per cento).