Una gradevole chiacchierata con Irene e Francesco, relatori del Gruppo 1 degli scout di S.Paolo con la presidente dell'Associazione Happy Bridge
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Una gradevole chiacchierata con Irene e Francesco, relatori del Gruppo 1 degli scout di S.Paolo con la presidente dell'Associazione Happy Bridge
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TEATRO DI FONDO
Tante storie di cammini fisici , come quelle di chi
ha fatto il Cammino di Santiago di Compostela, alle storie di chi ha
attraversato un trauma per un incidente o un cambiamento significativo del
proprio percorso di vita dovuto ad un periodo di detenzione in carcere In tutti
i casi il cammino produce un cambiamento in noi ed in chi ci sta vicino, un
cambiamento quasi sempre in ascesa.
Le letture sono state intervallate dalle
suggestioni canore di Dellana Luigi e Pavan Silvia.
Grande partecipazione e interesse dei. Presenti alle tematiche affrontate soprattutto con riferimento alle attuali problematiche carcerarie del sovraffollamento e delle condizioni inumane della detenzione. Grazie a Letizia. Abram Presidente dell'associazione Anaune, a Donato Iob, all'Assessore Nadia Pilati e all'ATP di Fondo.
Con
"Passo dopo passo" proseguiamo il nostro pellegrinaggio della Speranza.
Io speriamo che me la cavo, anche questa estate
19 Luglio 2025 | Speciale Carceri
Non è un film, almeno nell’immediato, ma speriamo che qualcuno lo
faccia diventare, e neanche uno spettacolo teatrale perché il teatro in carcere
a fine giugno chiude. Purtroppo l’estate in carcere ha la solita pesante
programmazione: caldo asfissiante, cessazione di tutte le attività formative e
ricreative, riduzione del personale, lungaggini burocratiche oltremisura,
assenza di aria condizionata o ventilatori… Ogni anno lo stesso copione e anche
la pena rimane la stessa, anzi diventa più lunga perché il tempo non passa
davvero mai, qualche detenuto si suicida o esce fuori di testa. Sono anni che
si continua a parlare della grave situazione delle carceri italiane, ma ancora
non si è messo mano ad una vera e propria riforma del sistema penitenziario e
delle modalità di esecuzione della pena. Fiumi di parole sono state scritte al
riguardo , anzi direi alluvioni di trattati, studi, rapporti, rappresentazioni
artistiche, senza dimenticare inoltre i moniti di clemenza più volte espressi
da Papa Francesco, ribaditi anche da Papa Leone , su una nuova raffigurazione
dell’intero scenario del carcere che tenga conto dell’evoluzione dei tempi che
per il diritto penale sembra si siano fermati al 1800. Purtroppo tutte le voci
che si sprigionano attraverso i diversi social media non riescono a sortire
alcun effetto che porti qualche cambiamento positivo.
Tra le voci delle persone detenute che hanno avuto la possibilità di far pervenire all’esterno il loro disagio, troviamo quella di Gianni Alemanno,
E’
dal 1975 , quando nacque il primo Ordinamento Penitenziario post repubblicano,
dopo quello fascista del 1931, a cui seguì la Legge Gozzini del 1986, che non
si mette mano in modo organico e strutturale ad un cambiamento normativo
adeguato ai mutamenti sociali. Ci fu un tentativo pregevole nel 2015 , con
l’istituzione degli Stati Generali da parte dell’allora Ministro della
Giustizia Andrea Orlando, che induceva a sperare in una sostanziale modifica
del sistema di esecuzione della pena rivolto a dare puntuale applicazione al
contenuto di cui all’art.27 della nostra costituzione. Un tentativo che poteva
dar vita a quella svolta culturale e normativa necessaria a ridare umanità alla
pena, dignità e concreta speranza di reinserimento sociale alle persone detenute.
Un cambio di passo che modificava la visione carcerocentrica e
dava maggiore spazio alle misure alternative, alle attività formative e
lavorative e che considerava il carcere come ultima ratio.
Purtroppo
il grande impegno profuso dai numerosi e qualificati esperti facenti parte dei
18 tavoli di lavoro non ha trovato piena ed inequivocabile espressione
normativa, affidando il tutto a circolari e Ordinanze del DAP che spesso
diventano carta straccia .Quel magico momento purtroppo è svanito ed i vari
governi che si sono succeduti non sono riusciti a riprendere il filo del
dialogo interrotto tanto che oggi constatiamo una regressione della visione
politica che considera la repressione e carcerazione la soluzione alla
criminalità , tanto da aumentare il numero dei reati e l’elevazione delle pene ,
che non utilizza il dialogo con le parti sociali , a parte lo sforzo limitato e
poco concreto di cui alla recente Legge Nordio, nonché fortemente
contraddittorio, sull’ampliamento delle misure alternative alla detenzione(detenzione
domiciliare, affidamento in prova ai servizi sociali e servizi di
volontariato). Purtroppo , nonostante le varie rimostranze che da più parti si
levano, scioperi della fame ,comunicati stampa, interpelli ecc. tra cui anche i
ripetuti rilievi nei confronti dell’Italia dal Consiglio d’Europa, anche
nell’ultimo rapporto, c’è il fermo totale a livello politico, non ci sono gli
investimenti necessari in risorse umane, con una totale omissione di atti
normativi ed amministrativi che non preoccupano nessuno degli addetti ,per cui
il sistema è totalmente inibito, senza più prospettive o visioni future di
avanzamento in termini di ricaduta sociale.
Ad oggi ci sono circa sessantunomila persone detenute in carcere , di cui circa 10.000 in attesa di giudizio, 16.000 circa che devono scontare una pena sotto i due anni, contro una capienza max di circa 52.000 persone che potrebbero essere accolte nei 190 istituti di pena, 37 suicidi ad oggi. L’inasprimento delle pene non ha certo portato ad una diminuzione dei reati, anzi c’è stato un incremento annuale dei reati e della recidiva. Nessun atto di clemenza all’orizzonte, nessun sostegno concreto alla popolazione detenuta, soprattutto a coloro che non hanno appoggi familiari o risorse economiche dall’esterno tanto da rendere meno pesante il periodo detentivo(mail, pacchi di beni alimentari e di vestiario, colloqui con i familiari, ecc.), incrementando pertanto la marginalità sociale. Non rimane che appellarsi al fato , alle anime buone dei volontari, alla giustizia divina, e ripetere “ Io speriamo che me la cavo, anche questa estate”.
Presentiamo il libro "PASSO DOPO PASSO"
👉👉Fai click qui per guardare il video della presentazione👈👈
La scelta di questo
tema, lungi dall'essere casuale, affonda le proprie radici in una comprensione
sempre più nitida della condizione umana: un perpetuo stato di movimento, di
ricerca, di transizione. L'essere umano, in fondo, non è che un viandante che
si interroga sul significato del suo percorso, un naufrago in cerca di una
terra promessa, un'anima desiderosa di trascendere i propri limiti. Da questa
consapevolezza emerge la necessità di un'antologia che, attraverso le voci
molteplici di autori provenienti da ambiti ed esperienze eterogenei, offra un
quadro articolato e stimolante sulla natura del cammino.
Il cuore pulsante di
questo libro è rappresentato dalla varietà di prospettive offerte. Si passa
dalle narrazioni di celebri pellegrinaggi, come il Cammino di Santiago e quello
di San Francesco, a racconti di viaggi interiori, spesso intrapresi in contesti
di estrema difficoltà , come il carcere. Le storie dei detenuti, in particolare,
ci svelano come il cammino possa assumere forme inaspettate, come la ricerca
della redenzione e della riabilitazione in spazi angusti e limitati. L’amore
familiare, la fede, la speranza e l’incontro con Dio, si rivelano come forze
propulsive che conducono al rinnovamento.
L'approccio spirituale,
in questo contesto, non è visto come un'opzione esoterica, bensì come
un'esigenza profonda, un bisogno di orientamento in un'esistenza che spesso
appare labirintica. . Le grandi tradizioni spirituali, dal pellegrinaggio dei
fedeli verso luoghi sacri al cammino interiore verso la conoscenza di sé, ci
mostrano come l’atto del camminare possa essere elevato a pratica di
purificazione, di trasformazione, di riconnessione con il sacro. Il cammino, in
questo senso, diviene via crucis e via lucis, percorso di
penitenza e al tempo stesso di illuminazione, di discesa negli abissi
dell'anima e di ascesa verso vette spirituali.
Il
cammino, in tal senso, diviene metafora dell'incontro con il sé autentico, con
la propria parte divina, un processo di auto-trascendenza che si realizza
attraverso un percorso di consapevolezza e di continua evoluzione. In questa
prospettiva, l'atto stesso di camminare assume una valenza sacra,
un'opportunità per riscoprire il senso profondo della propria esistenza, un
modo per svelare la verità che si cela nel cuore dell'essere.
Il libro, tuttavia, non
si limita all'indagine teoretica e spirituale del cammino. Le storie di
migranti che intraprendono viaggi impervi per sfuggire a condizioni di vita
insostenibili ci riportano bruscamente alla realtà concreta, alle sofferenze e
alle difficoltà del vivere. In questi racconti, il cammino non è più una scelta
volontaria, ma un'esigenza impellente, una forma di resistenza alla disperazione,
un atto di coraggio che dimostra la resilienza dello spirito umano. Le loro
voci ci ricordano che l’esperienza del cammino è un’esperienza condivisa, che
unisce persone diverse in un destino comune. Attraverso le narrazioni di tutti
questi "viaggiatori", impariamo che la meta non è solo un luogo
fisico, ma anche e soprattutto uno stato interiore.
"Il cammin di
nostra vita", come lo definisce Dante, è un percorso che ci trasforma, che
ci obbliga a misurarci con le nostre paure e i nostri limiti, che ci spinge a
superare le nostre pigrizie. Non è un caso che, durante il cammino, spesso ci
sentiamo cambiati, più consapevoli, più liberi, più in sintonia con il mondo.
Ciò ci svela la “magia del cammino”, una dinamica trasformativa che ci conduce
verso un’esistenza più autentica. L'atto stesso di liberare i pesi fisici e
psichici, di viaggiare leggeri, di osservare il mondo, di ascoltare il silenzio
della natura, ci aiuta a riscoprire le cose semplici della vita.
Da un punto di vista
filosofico, il cammino si configura come un logos in movimento, un
dialogo costante tra il soggetto e il mondo. Non è un caso che i grandi
pensatori del passato, da Eraclito con il suo panta rei al viandante
nietzschiano, abbiano fatto del movimento e della ricerca un elemento cardine
della loro riflessione. Camminare è un atto che ci riporta alla nostra
condizione di essere-nel-mondo, di esseri finiti e limitati, ma al
contempo dotati di una capacità inesauribile di trascendere i nostri confini.
Ogni passo, allora, diviene una domanda, una ricerca di senso, un tentativo di
cogliere l'inafferrabile essenza della nostra esistenza.
In definitiva, questo
libro è un invito a intraprendere un cammino – che sia esso fisico, spirituale,
interiore – un percorso che ci condurrà verso una maggiore comprensione di noi
stessi e del mondo che ci circonda. Attraverso le testimonianze di chi ha
scelto di condividere la sua esperienza, impariamo che non siamo soli nel
nostro cammino, che siamo tutti viandanti in cerca di un significato, tutti pellegrini
verso una méta che, spesso, si rivela essere un nuovo punto di partenza.
L'antologia si offre,
pertanto, come uno strumento di riflessione e di crescita personale. Non si
tratta, qui, di trovare delle risposte definitive, ma di alimentare il nostro
desiderio di ricerca, di non aver paura di interrogarci sul senso del nostro
cammino. Ciò che conta, alla fine, non è la meta, ma il processo, il cammino
stesso. È durante il percorso che ci sveliamo a noi stessi, che impariamo ad
amare la vita in tutta la sua complessità , che ci liberiamo dalle catene che ci
imprigionano. Questo libro è un invito a “camminare la propria vita”
consapevolmente, con coraggio, con speranza e, soprattutto, con gratitudine.
Maria Teresa Caccavale
24 Settembre 2024
Ieri Camminando verso piazza San Pietro, la nostra manifestazione pacifica per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla grave situazione delle carceri che da anni si protrae inesorabilmente sotto gli occhi di tutti. Non si può continuare a morire per pena, non ci si può continuare a girare dall'altra parte, a dire che bisogna buttare le chiavi.
Chi è
Senza peccato scagli la prima pietra!! Ma quante persone girano
tranquillamente impunite!! E' il tessuto sociale che genera i crimini, ed è il tessuto sociale che deve farsene carico insieme allo Stato. La remissione dei peccati così come quella dei debiti è un dovere morale
dell'uomo. Le carceri scoppiano, e non solo per mancanza di spazi, ma di
tutto ciò che serve per una vera ed efficace rieducazione ed un futuro
reinserimento sociale.72 suicidi ad oggi, tra i quali anche quelli del
personale di sorveglianza, ragazzi giovani abbandonati a loro stessi.
L'amnistia e l'indulto potrebbero colmare temporaneamente le numerose
carenze strutturali che rendono inumane le carceri italiane, in attesa
di una vera e propria riforma. E' un atto di clemenza che si può
applicare in situazioni speciali, non è un "libera tutti". L'ultima
amnistia in Italia risale al 1990. Tra le persone presenti un Signore di
96 anni che ha camminato con noi , dimostrando che il senso civico non
ha età . Grazie anche a Papa Francesco che ha sostenuto con fermezza la
nostra campagna di sensibilizzazione. Grazie a Sbarre di Zucchero per
l'organizzazione dell'evento, e a tutti i presenti tra cui noi di HAPPY
Bridge sempre vicini agli ultimi.![]()
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Ieri a Roma presso la Scuola di Formazione della Polizia Penitenziaria si è tenuto il Convegno annuale organizzato dal CNEL in ordine al progetto RECIDIVA ZERO, promosso dal Presidente Brunetta. Presenti i Ministri Nordio e Calderone , il sottosegretario Ostellari, e tanti rappresentanti del DAP, del ministero del Lavoro, docenti universitari, Il Garante Nazionale, diversi Garanti comunali e Regionali, esperti giuristi, ecc.
Un incontro che ha ben esplicitato il percorso fino ad oggi intrapreso da Recidiva Zero in ordine alle iniziative intraprese e da intraprendere per ampliare le attività lavorative e formative all'interno delle carceri e conseguentemente per dare concretezza al reinserimento sociale delle persone detenute al termine della pena. Uno sguardo più ampio sul significato della pena, che va oltre la retribuzione o la quantificazione della condanna , ma vede nella responsabilità individuale e collettiva la possibilità di realizzazione di una pena sostenibile.
Un orizzonte non ancora facilmente attuabile ma che vede l'inizio di un percorso e soprattutto una presa di coscienza di tutta la collettività . Tanti giovani allievi della Polizia Penitenziaria che fanno ben sperare in un cambio di passo dell'attuale sistema carcerario. Noi di HAPPY BRIDGE sempre presenti per apportare il nostro contributo al cambiamento concreto che consenta a tutti di non sentirsi esclusi, o emarginati .