giovedì 17 settembre 2026

PRESENTAZIONE LIBRO/DIARIO SUNJAY GOOKOOLUK

 


Ieri presso la Chiesa Metodista di via Firenze a Roma la presentazione del libro/diario di Sunjay Gookooluk, di origini Mauriziane, mio ex alunno che ha attraversato prima il girone dell'inferno carcerario e poi quello del CPR di Ponte Galeria a Roma.
 



Più di 30 anni trascorsi in Italia, di cui una decina in carcere, dove ha studiato e lavorato, ha vinto concorsi di poesia, ha fatto corsi di mosaico con attestato finale, premiato e elogiato. Uscito dal carcere non ha avuto più una identità, nessun documento che attestasse il suo buon percorso e la sua idoneità a rimanere in Italia ed essere reintegrato. 
 


Per la giustizia lui è rimasto una persona pericolosa come in fase di sentenza originaria. Lo conosco da più di 20 anni e dico che Sunjay in questi anni di calvario fortunatamente non ha perso la sua anima, come invece è successo ad altri, ed ha fatto male solo a se stesso. I CPR sono luoghi peggiori del carcere perché li sei veramente solo e abbandonato dalle Istituzioni che ti offrono vitto e alloggio in attesa del rimpatrio.
Un libro da leggere per comprendere meglio il mondo dei molti invisibili che abitano in questo mondo, un mondo pieno di ombre ma anche di luci potenti.
Grazie agli organizzatori e a chi ha partecipato con interesse e cuore aperto all'ascolto. 
 
 

 
@chiesametodista@associazionehappybridge@lascuolaincarcere

ERASMUS+ A LISBONA

 


 
Fatti non foste a viver come bruti... ma per seguir virtude e canoscenza..
Anche noi di Happy Bridge seguiamo il monito di Ulisse, desideriamo conoscere come va il mondo, come funzionano le cose in altri Paesi, Solo dall'ascolto e dal confronto possiamo migliorarci. Ed ora siamo qui a Lisbona , nella terra dei grandi esploratori, di coloro che volevano varcare i propri confini., Da li che iniziarono le grandi migrazioni....... 
  
Noi siamo qui per esplorare il mondo della formazione scolastica per adulti , ed in particolare degl adulti ristretti., visitando scuole, centri di qualifica e strutture carcerarie. 
 
 
Grazie al nostro Staff, ai nostri hostings ed a Erasmus per questa interessante esperienza.

 
@centrodiformazionemojitoebarreira
@lascuolaincarcere
@educazione degli adulti
 

L'IMPATTO DI ERASMUS+ NELL'EDUCAZIONE DEGLI ADULTI - Articolo su Epale Journal

 


Molto felice di aver visto pubblicato il mio contributo sull'impatto delle mobilità Erasmus nell'ambito del nostro Progetto MIE(more inclusive education). Esperienze formative uniche e significative per tutti, soprattutto per le persone con disabilità o persone fragili. Creazione di reti, di contatti e relazioni, scambi di buone pratiche, crescita umana e culturale, condivisione di spazi e tempi. Molti gli aspetti positivi ma anche diverse cose da migliorare.
Grazie sempre a Erasmus per queste opportunità.
Qui di seguito l'articolo: 
 
 
 
 
L’impatto di Erasmus+ nell’educazione degli adulti
su organizzazioni e partecipanti: una lettura comparativa tra Paesi
 
1. Introduzione
 
Al termine di ogni mobilità Erasmus+ emerge con chiarezza l’esigenza di riflettere sul reale impatto educativo
dell’esperienza vissuta, verificando in che misura gli obiettivi progettuali siano stati raggiunti e quali aspetti
possano essere ulteriormente migliorati. In questo senso, la valutazione non riguarda soltanto l’esito formativo
immediato, ma anche la coerenza complessiva dell’esperienza con i principi dell’educazione inclusiva e
dell’apprendimento permanente.
Nel contesto europeo contemporaneo, l’educazione degli adulti assume un ruolo centrale non solo
per la promozione ed acquisizione di competenze professionali, ma anche per il sostegno all’autonomia
personale, alla partecipazione sociale e al benessere psicologico delle persone fragili. Tale prospettiva
acquista particolare rilievo quando i percorsi coinvolgono adulti con disabilità cognitive, sindrome di Down,
disturbo dello spettro autistico ad alto funzionamento, anziani fragili, ex detenuti o persone in condizioni di
vulnerabilità sociale.

2. Quadro teorico
 
La letteratura scientifica internazionale sottolinea che l’educazione degli adulti deve fondarsi su approcci
esperienziali, relazionali e partecipativi. Malcolm Knowles, già famoso ed esperto educatore degli adulti
Statunitense, con la sua teoria dell’Andragogia (Arte e scienza di aiutare gli adulti ad apprendere), evidenzia
che l’adulto deve comprendere la motivazione dell’apprendimento ed apprende in modo più efficace quando
l’esperienza formativa è collegata alla vita reale, quando viene valorizzata l’autonomia e quando il soggetto
partecipa attivamente al processo di apprendimento. Nel modello andragogico è centrale la considerazione
degli adulti come learners, soggetti in apprendimento, che hanno delle specifiche prospettive individuali, dove
il docente è un facilitatore, consulente e favorisce lo sviluppo di capacità di apprendimento autodiretto e di
acquisizione di competenze.
L’impatto di Erasmus+ nell’educazione degli adulti su organizzazioni
e partecipanti: una lettura comparativa tra Paesi134 - Epale Journal | n. 19 June 2026 experiential contributions – ria-ae framework
A tali principi si collega l’apprendimento esperienziale di David Kolb (1984), pedagogista statunitense, secondo
il quale la conoscenza si costruisce attraverso il ciclo esperienza-riflessione-rielaborazione-applicazione. Nel
caso di adulti con disabilità cognitive o fragilità relazionali, queste metodologie risultano particolarmente efficaci
perché sostengono il coinvolgimento emotivo, la motivazione intrinseca e la costruzione di competenze utili
nella quotidianità.
Inoltre, gli studi sull’Inclusive Adult Education mostrano che contesti cooperativi e interculturali possono
contribuire a ridurre l’isolamento sociale e a rafforzare il senso di autoefficacia. In questa direzione si collocano
anche le riflessioni di Paulo Freire (1970) sull’educazione dialogica e rivolta soprattutto alla categoria degli
emarginati sociali, e di Jack Mezirow (1991), sociologo statunitense, noto per la sua teoria sull’apprendimento
trasformativo che consiste nel cambiare la propria visione del mondo mettendo in discussione convinzioni ed
esperienze passate.
Il percorso di trasformazione si sviluppa attraverso l’Autoconsapevolezza, l’esplorazione di nuovi comportamenti,
la costruzione di nuove competenze, l’applicazione delle nuove prospettive nella vita quotidiana.
Si richiamano inoltre le teorie di Albert Bandura (1997) sull’autoefficacia, generata dall’osservazione che gli uomini
fanno e della successiva imitazione dei modelli osservati.
Tutte le suddette teorie sono richiamate nel presente contributo come cornice interpretativa delle esperienze
descritte.
3. Metodologia
Il contributo si basa su un’analisi qualitativa e riflessiva di tre mobilità Erasmus+ realizzate nell’ambito del progetto
2025-1-IT02-KA121-ADU-000323873 promosso dall’Associazione Happy Bridge ODV. La prima mobilità ha
coinvolto il gruppo Staff a Gran Canaria, mentre le successive mobilità hanno interessato il gruppo Learners, con
partecipanti provenienti da contesti diversi e caratterizzati da differenti livelli di fragilità.
La raccolta delle osservazioni è avvenuta attraverso la partecipazione diretta alle attività, il confronto tra i membri dei
gruppi, l’osservazione dei contesti ospitanti e la riflessione sulle ricadute educative e organizzative delle esperienze.
L’impianto del testo privilegia quindi una lettura interpretativa dell’esperienza, con attenzione sia agli aspetti formativi
sia agli effetti sulle relazioni, sull’auto percezione dei partecipanti e sul funzionamento dell’associazione promotrice.
4. Mobilità staff
La prima mobilità si è svolta a Gran Canaria, nella località di Maspalomas, con un gruppo Staff composto da sei
partecipanti. L’esperienza era stata preceduta da una visita preparatoria finalizzata alla definizione del programma
insieme all’ente ospitante, il CEPA di Maspalomas. La settimana di formazione, realizzata dal 2 al 7 marzo 2026,
si è concentrata sull’educazione degli adulti e sulla rieducazione delle persone detenute attraverso il potere
trasformativo della cultura.
La delegazione comprendeva professionisti provenienti da diversi ambiti dell’istruzione e del supporto sociale,
tra cui docenti della scuola serale per adulti, una ex docente ed ex Ambasciatrice Erasmus, un tecnico informatico,
un Funzionario socio pedagogico del Carcere di Rebibbia e la scrivente, già docente in ambito carcerario,
Ambasciatrice Erasmus e Presidente dell’Associazione Happy Bridge ODV. Le attività si sono svolte sia presso
il CEPA (Centro di Educazione degli Adulti) di San Bartolomé de Tirajana sia attraverso visite esterne a istituti
penitenziari, associazioni del territorio e siti culturali.
Presso il CEPA è stato possibile osservare un modello educativo in cui inclusione e scambio interculturale occupano
una posizione centrale. Lo scambio di materiali e simboli rappresentativi delle rispettive realtà ha costituito un
momento significativo di condivisione e di costruzione di identità europea. L’esperienza ha inoltre compreso un
L’impatto di Erasmus+ nell’educazione degli adulti su organizzazioni
e partecipanti: una lettura comparativa tra Paesi135 - Epale Journal | n. 19 June 2026 experiential contributions – ria-ae framework
laboratorio artistico di pittura e découpage, nel quale la dimensione creativa ha favorito l’espressione personale
e la partecipazione di tutti ed eliminando qualsiasi differenza tra i partecipanti.
Tale approccio è proseguito anche nelle classi di spagnolo avanzato, dove la partecipazione alle attività di lettura
e interazione con gli studenti del CEPA ha trasformato la lezione in uno spazio di inclusione sociale. In questo
quadro, l’esperienza ha mostrato come la pratica manuale e la riflessione linguistica possano integrarsi in modo
efficace, soprattutto quando si lavora con adulti fragili o con bisogni specifici.
Altamente significativa è stata la visita agli Istituti penitenziari di Las Palmas che ha consentito allo staff della
nostra associazione di acquisire informazioni utili in merito a modalità gestionali del sistema carcerario spagnolo
e poterle confrontare con quelle italiane.
5. Mobilità Learners
Le successive mobilità hanno coinvolto il gruppo dei Learners, composto da sei partecipanti e due accompagnatori
per ciascun gruppo. I partecipanti includevano persone con disabilità, tra cui una persona con sindrome di Down
e una con ritardo cognitivo, oltre ad adulti con fragilità economiche e sociali, anziani fragili ed ex detenuti.
Le attività, realizzate a Rijeka e Maspalomas, si sono concentrate sull’apprendimento linguistico, in particolare
dell’inglese e dello spagnolo, ma anche su esperienze laboratoriali artistiche, utilizzo delle tecnologie e
conoscenza delle culture locali. La varietà del gruppo si è rivelata un punto di forza, poiché ha favorito un clima
collaborativo, coeso e partecipato.
La presenza di persone con disabilità ha contribuito a rendere l’ambiente più accogliente e attento alla relazione,
stimolando ascolto, aiuto reciproco e cura dell’altro. In questa prospettiva, il gruppo eterogeneo ha rappresentato
non un ostacolo, ma una risorsa educativa. Le attività culturali e le visite ad associazioni impegnate nel sostegno alle
categorie fragili hanno inoltre permesso di osservare modalità diverse di gestione del volontariato sociale nei Paesi
coinvolti.
6. Impatti sui partecipanti
L’impatto delle mobilità non può essere valutato soltanto in termini di competenze linguistiche o professionali.
Esperienze di questo tipo incidono infatti anche sulla dimensione personale, relazionale e identitaria dei partecipanti,
attivando processi di empowerment difficilmente ottenibili attraverso percorsi formativi tradizionali.
Per molti adulti, soprattutto in condizioni di fragilità sociale o relazionale, la mobilità rappresenta una prima occasione
concreta per uscire dal proprio contesto abituale e confrontarsi con ambienti culturali differenti. Questo passaggio
contribuisce a rafforzare la percezione di sé, il senso di autoefficacia e la disponibilità ad affrontare nuove sfide.
Dal punto di vista educativo, le mobilità hanno favorito lo sviluppo di competenze trasversali fondamentali:
autonomia, adattabilità, problem solving, gestione delle relazioni interpersonali, capacità comunicative e
cooperazione anche attraverso gli strumenti digitali. Anche sul piano emotivo si è osservato un cambiamento
significativo, con una maggiore apertura verso gli altri, un miglioramento dell’autostima e una riduzione del
senso di isolamento sociale.
7. Impatti sulle organizzazioni
L’esperienza Erasmus+ ha avuto ricadute positive anche sull’Associazione promotrice. La progettazione e la
gestione delle mobilità hanno rafforzato le competenze organizzative, digitali e progettuali dell’ente, migliorando
la capacità di costruire partenariati internazionali e di sviluppare reti europee di cooperazione.
Le mobilità hanno inoltre aumentato la visibilità dell’associazione sul territorio, favorendo nuove adesioni
e consolidando il senso di appartenenza dei soci già coinvolti. La disseminazione delle esperienze attraverso
L’impatto di Erasmus+ nell’educazione degli adulti su organizzazioni
e partecipanti: una lettura comparativa tra Paesi136 - Epale Journal | n. 19 June 2026 experiential contributions – ria-ae framework
incontri, visite, racconti dei partecipanti e strumenti digitali ha contribuito a diffondere una visione dell’educazione
degli adulti centrata su inclusione, apprendimento permanente e partecipazione attiva.
Un ulteriore elemento rilevante riguarda il confronto tra partecipanti dello Staff operanti in ruoli di-
versi nello stesso contesto ma spesso con visioni divergenti, i quali al termine della mobilità hanno
assunto un comportamento meno rigido e maggiormente autocritico. La visita agli Istituti peniten-
ziari è stata in tal senso molto significativa per tutti i membri dello Staff, ma soprattutto per gli edu-
catori e per il personale di Polizia Penitenziaria. L’incontro con metodologie differenti e con sistemi
formativi meno rigidi e meno formali, più orientati al benessere e all’autonomia di apprendimento
della persona, ha permesso allo Staff di ripensare in modo critico alcune modalità operative adottate
nei contesti locali.
8. Discussione
Le esperienze osservate confermano che l’educazione degli adulti può assumere una funzione profondamente
trasformativa quando viene costruita attorno ai principi dell’inclusione, della partecipazione attiva e del benessere
relazionale. Erasmus+ non rappresenta soltanto uno strumento di apprendimento internazionale, ma anche un
dispositivo capace di promuovere autonomia, empowerment e riconoscimento sociale.
Nel caso degli adulti con disabilità cognitive o vulnerabilità sociali, la partecipazione a contesti interculturali protetti
e cooperativi favorisce lo sviluppo dell’autostima, delle competenze relazionali e del senso di appartenenza.
In questo senso, l’esperienza conferma quanto sostenuto dalla ricerca pedagogica contemporanea: gli adulti
apprendono in modo più efficace quando sono coinvolti emotivamente, quando possono sperimentare
concretamente ciò che apprendono e quando l’ambiente educativo valorizza la persona nella sua globalità.
L’esperienza nei contesti penitenziari spagnoli ha inoltre mostrato come ambienti dignitosi, laboratori creativi e
incentivi concreti possano incidere positivamente sui percorsi di rieducazione e reinserimento sociale.
9. Conclusioni
L’esperienza Erasmus+ descritta evidenzia come l’educazione degli adulti possa svolgere una funzione
trasformativa individuale ma anche sociale quando si fonda su inclusione, partecipazione e benessere relazionale.
Le mobilità internazionali non sono soltanto occasioni di apprendimento professionale e linguistico, ma veri
percorsi pedagogici capaci di rafforzare autonomia, empowerment e riconoscimento sociale, soprattutto nelle
persone più fragili.
La possibilità di vivere contesti interculturali cooperativi contribuisce a sviluppare autostima, competenze
relazionali e senso di appartenenza comunitaria. In questa prospettiva, Erasmus+ si conferma uno strumento
importante per la costruzione di una cittadinanza europea inclusiva e per la promozione del diritto
all’apprendimento permanente per tutti.
Note
1 Maria Teresa Caccavale è Ambasciatrice Erasmus+ ed ex docente in carcere.
Riferimenti bibliografici
• Bandura, A. (1997). Self-Efficacy: The Exercise of Control. New York, NY: Freeman.
• Commissione Europea (2020). European Skills Agenda for Sustainable Competitiveness, Social Fairness and Resil-
ience. Bruxelles, Belgium: Commissione Europea.
• Dovigo, F. (2026). Ripensare l’inclusione: Riflessioni e pratiche per l’apprendimento e la partecipazione. Milano, Italy:
Mondadori Università.
L’impatto di Erasmus+ nell’educazione degli adulti su organizzazioni
e partecipanti: una lettura comparativa tra Paesi137 - Epale Journal | n. 19 June 2026 experiential contributions – ria-ae framework
• European Commission. (2025). Erasmus+ annual report 2024. Luxembourg: Publications Office of the European
Union. Retrieved from https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/513afdc9-c05c-11f0-a612-01aa75ed71a1/
language-en.
• Freire, P. (1970). Pedagogy of the Oppressed. New York, NY: Continuum.
• Jarvis, P. (2004). Adult Education and Lifelong Learning: Theory and Practice. London, England: Routledge.
• Kolb, D. (1984). Experiential Learning: Experience as the Source of Learning and Development. Englewood Cliffs, NJ:
Prentice Hall.
• Mezirow, J. (1991). Transformative Dimensions of Adult Learning. San Francisco, CA: Jossey-Bass.
• OECD (2021). Skills for Inclusion and Adult Learning. Paris, France: OECD Publishing.
• UNESCO (2016). Recommendation on Adult Learning and Education. Paris, France: UNESCO.
• World Health Organization (2001). International Classification of Functioning, Disability and Health (ICF). Geneva,
Switzerland: WHO. 
 
 

PRESENTAZIONE DELL'ASSOCIAZIONE HAPPY BRIDGE


 

 

Quindici anni fa nasceva l'Associazione Happy Bridge🩷, con quattro amiche (Sandra, Rosita, Gabriella e Renata) che ringrazio infinitamente e che con me volevano creare un ponte tra il carcere e la società civile. Non c'era nessun altro scopo se non quello di aprire qualche varco da cui potesse entrare un pò di luce in un mondo buio e dimenticato.  

Ci sono porte che si aprono. E porte che si chiudono. Una porta può separare due stanze. Ma una porta può anche separare una persona dal resto del mondo. Quando quella porta si chiude, cosa rimane? Rimane una persona. Con la sua storia. I suoi errori. Le sue paure. Ma anche con la possibilità di cambiare. È da qui che comincia il viaggio di Happy Bridge.

Abbiamo organizzato spettacoli musicali, corsi di varia natura tra cui il primo corso di yoga a Rebibbia C.R., uno sportello di ascolto e uno sportello legale, tutto in modo gratuito e in autofinanziamento. Ognuno di noi, insieme ai tanti volontari (Antonio, Marco, Angelo, Lisa, ecc.) che si sono aggiunti, era presente con le proprie competenze e soprattutto con cuore aperto ed era un punto di riferimento per le persone detenute. Un amore verso gli ultimi che ancora oggi ci guida nelle nostre attività e ci fa andare avanti nonostante le tante difficoltà e le condizioni carcerarie notevolmente peggiorate. Il carcere è ancora un mondo sconosciuto a molti, un mondo da abbattere e ricostruire seguendo nuovi modelli più umani ed inclusivi.

venerdì 19 giugno 2026

INTERVISTA AL BAGNINO ALì DI S. MARIA AL BAGNO

 Una simpatica chiacchierata con Alì, pakistano e bagnino di S. Maria al Bagno, (Salento - Puglia) sulla situazione in Pakistan


👇Per guardare il video fai click sulla foto👇



domenica 10 maggio 2026

INTERVISTA AI RAGAZZI SCOUT

Una gradevole chiacchierata con Irene e Francesco, relatori del Gruppo 1 degli scout di S.Paolo con la presidente dell'Associazione Happy Bridge


👇FAI CLICK SULL'IMMAGINE PER VEDERE IL VIDEO👇





venerdì 25 luglio 2025

PRESENTAZIONE DEL LIBRO "PASSO DOPO PASSO" A FONDO, IN TRENTINO

 TEATRO DI FONDO




Il nostro book tour, dopo Rebibbia, Paliano e Frosinone è arrivato a Fondo in Trentino , dove insieme ai soci dell'Associazione Anaune amici del Cammino di Santiago il 25 luglio abbiamo festeggiato San Giacomo Maggiore. Una stupenda passeggiata nel bosco ad ascoltare storie sulle piante e sul loro potere curativo .In serata poi ho avuto il Piacere di presentare il libro Passo dopo Passo , di cui sono curatrice insieme a Suor Rita del Grosso, con la conduzione dello scrittore Stefano Graiff .



Tante storie di cammini fisici , come quelle di chi ha fatto il Cammino di Santiago di Compostela, alle storie di chi ha attraversato un trauma per un incidente o un cambiamento significativo del proprio percorso di vita dovuto ad un periodo di detenzione in carcere In tutti i casi il cammino produce un cambiamento in noi ed in chi ci sta vicino, un cambiamento quasi sempre in ascesa.
Le letture sono state intervallate dalle suggestioni canore di Dellana Luigi e Pavan Silvia. 





Grande partecipazione e interesse dei. Presenti alle tematiche affrontate soprattutto con riferimento alle attuali problematiche carcerarie del sovraffollamento e delle condizioni inumane della detenzione. Grazie a Letizia. Abram Presidente dell'associazione Anaune, a Donato Iob, all'Assessore Nadia Pilati e all'ATP di Fondo.







Con "Passo dopo passo" proseguiamo il nostro pellegrinaggio della Speranza.


                            


sabato 19 luglio 2025

IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO... anche questa estate.

 

Io speriamo che me la cavo, anche questa estate

               19 Luglio 2025 | 




Non è un film, almeno nell’immediato, ma speriamo che qualcuno lo faccia diventare, e neanche uno spettacolo teatrale perché il teatro in carcere a fine giugno chiude. Purtroppo l’estate in carcere ha la solita pesante programmazione: caldo asfissiante, cessazione di tutte le attività formative e ricreative, riduzione del personale, lungaggini burocratiche oltremisura, assenza di aria condizionata o ventilatori… Ogni anno lo stesso copione e anche la pena rimane la stessa, anzi diventa più lunga perché il tempo non passa davvero mai, qualche detenuto si suicida o esce fuori di testa. Sono anni che si continua a parlare della grave situazione delle carceri italiane, ma ancora non si è messo mano ad una vera e propria riforma del sistema penitenziario e delle modalità di esecuzione della pena. Fiumi di parole sono state scritte al riguardo , anzi direi alluvioni di trattati, studi, rapporti, rappresentazioni artistiche, senza dimenticare inoltre i moniti di clemenza più volte espressi da Papa Francesco, ribaditi anche da Papa Leone , su una nuova raffigurazione dell’intero scenario del carcere che tenga conto dell’evoluzione dei tempi che per il diritto penale sembra si siano fermati al 1800. Purtroppo tutte le voci che si sprigionano attraverso i diversi social media non riescono a sortire alcun effetto che porti qualche cambiamento positivo.

Tra le voci delle persone detenute che hanno avuto la possibilità di far pervenire all’esterno il loro disagio, troviamo quella di Gianni Alemanno,



ex primo cittadino romano e ex onorevole della nostra Repubblica, il quale nella sua lettera – denuncia(La politica dorme, con l’aria condizionata) del 29 giugno u.s. ben raffigura la situazione disumana e le scarse condizioni igienico sanitarie esistenti all’interno del Carcere di Rebibbia, smentendo totalmente la visione stellare del carcere riportata dai diversi media nazionali ed entrando nel dettaglio delle disfunzioni strutturali (caldo asfissiante in estate e freddo in inverno)e della carenza dei servizi(sanità, formazione, lavoro, ecc.) offerti dall’Istituto. Ed è proprio Alemanno che, durante gli anni del suo mandato politico, avrebbe voluto un carcere più duro ed inflessibile, oggi invece denuncia il sistema. E’ proprio vero che il carcere cambia le persone quando ci entrano da detenuti o lo frequentano come operatori, anche se a volte si può anche peggiorare e farsi prendere dalla rabbia e conseguente ordire un piano di vendetta. Spero proprio che Gianni Alemanno abbia compreso che l’uomo non è il suo errore e che il male è dietro l’angolo e può colpire tutti. Spero anche che proprio lui riesca ad incidere positivamente sulle forze politiche di cui anche lui è espressione, per un reale cambiamento di passo che necessita il sistema penitenziario italiano e tutta la giustizia.

E’ dal 1975 , quando nacque il primo Ordinamento Penitenziario post repubblicano, dopo quello fascista del 1931, a cui seguì la Legge Gozzini del 1986, che non si mette mano in modo organico e strutturale ad un cambiamento normativo adeguato ai mutamenti sociali. Ci fu un tentativo pregevole nel 2015 , con l’istituzione degli Stati Generali da parte dell’allora Ministro della Giustizia Andrea Orlando, che induceva a sperare in una sostanziale modifica del sistema di esecuzione della pena rivolto a dare puntuale applicazione al contenuto di cui all’art.27 della nostra costituzione. Un tentativo che poteva dar vita a quella svolta culturale e normativa necessaria a ridare umanità alla pena, dignità e concreta speranza di reinserimento sociale alle persone detenute. Un cambio di passo che modificava la visione carcerocentrica e dava maggiore spazio alle misure alternative, alle attività formative e lavorative e che considerava il carcere come ultima ratio.

Purtroppo il grande impegno profuso dai numerosi e qualificati esperti facenti parte dei 18 tavoli di lavoro non ha trovato piena ed inequivocabile espressione normativa, affidando il tutto a circolari e Ordinanze del DAP che spesso diventano carta straccia .Quel magico momento purtroppo è svanito ed i vari governi che si sono succeduti non sono riusciti a riprendere il filo del dialogo interrotto tanto che oggi constatiamo una regressione della visione politica che considera la repressione e carcerazione la soluzione alla criminalità, tanto da aumentare il numero dei reati e l’elevazione delle pene , che non utilizza il dialogo con le parti sociali , a parte lo sforzo limitato e poco concreto di cui alla recente Legge Nordio, nonché fortemente contraddittorio, sull’ampliamento delle misure alternative alla detenzione(detenzione domiciliare, affidamento in prova ai servizi sociali e servizi di volontariato). Purtroppo , nonostante le varie rimostranze che da più parti si levano, scioperi della fame ,comunicati stampa, interpelli ecc. tra cui anche i ripetuti rilievi nei confronti dell’Italia dal Consiglio d’Europa, anche nell’ultimo rapporto, c’è il fermo totale a livello politico, non ci sono gli investimenti necessari in risorse umane, con una totale omissione di atti normativi ed amministrativi che non preoccupano nessuno degli addetti ,per cui il sistema è totalmente inibito, senza più prospettive o visioni future di avanzamento in termini di ricaduta sociale.



Ad oggi ci sono circa sessantunomila persone detenute in carcere , di cui circa 10.000 in attesa di giudizio, 16.000 circa che devono scontare una pena sotto i due anni, contro una capienza max di circa 52.000 persone che potrebbero essere accolte nei 190 istituti di pena, 37 suicidi ad oggi. L’inasprimento delle pene non ha certo portato ad una diminuzione dei reati, anzi c’è stato un incremento annuale dei reati e della recidiva. Nessun atto di clemenza all’orizzonte, nessun sostegno concreto alla popolazione detenuta, soprattutto a coloro che non hanno appoggi familiari o risorse economiche dall’esterno tanto da rendere meno pesante il periodo detentivo(mail, pacchi di beni alimentari e di vestiario, colloqui con i familiari, ecc.), incrementando pertanto la marginalità sociale. Non rimane che appellarsi al fato , alle anime buone dei volontari, alla giustizia divina, e ripetere “ Io speriamo che me la cavo, anche questa estate”.

martedì 24 giugno 2025

HAPPY BRIDGE PRESENTA IL LIBRO: "PASSO DOPO PASSO"

 

Presentiamo il libro "PASSO DOPO PASSO"



L’atto del camminare. Un gesto così semplice, così quotidiano, eppure intriso di un’eco millenaria, capace di risuonare nelle profondità dell’animo umano Questo volume, frutto della collaborazione tra le menti creative che si celano dietro i laboratori di scrittura guidati da me e da Suor Rita Del Grosso, si configura come un’esplorazione polifonica e caleidoscopica del concetto di "cammino". Non si tratta, qui, di una semplice raccolta di resoconti di viaggi fisici, ma di un’immersione profonda nell'archetipo del percorso come metafora dell'esistenza umana. L’opera, nata dall'urgenza di condividere esperienze personali e collettive, si inserisce in un contesto di rinnovato interesse per il tema, non a caso sottolineato dall'appello di Papa Francesco a divenire "pellegrini in cammino per portare pace e speranza nel mondo".



           👉👉Fai click qui per guardare il video della presentazione👈👈


La scelta di questo tema, lungi dall'essere casuale, affonda le proprie radici in una comprensione sempre più nitida della condizione umana: un perpetuo stato di movimento, di ricerca, di transizione. L'essere umano, in fondo, non è che un viandante che si interroga sul significato del suo percorso, un naufrago in cerca di una terra promessa, un'anima desiderosa di trascendere i propri limiti. Da questa consapevolezza emerge la necessità di un'antologia che, attraverso le voci molteplici di autori provenienti da ambiti ed esperienze eterogenei, offra un quadro articolato e stimolante sulla natura del cammino.

Il cuore pulsante di questo libro è rappresentato dalla varietà di prospettive offerte. Si passa dalle narrazioni di celebri pellegrinaggi, come il Cammino di Santiago e quello di San Francesco, a racconti di viaggi interiori, spesso intrapresi in contesti di estrema difficoltà, come il carcere. Le storie dei detenuti, in particolare, ci svelano come il cammino possa assumere forme inaspettate, come la ricerca della redenzione e della riabilitazione in spazi angusti e limitati. L’amore familiare, la fede, la speranza e l’incontro con Dio, si rivelano come forze propulsive che conducono al rinnovamento.

L'approccio spirituale, in questo contesto, non è visto come un'opzione esoterica, bensì come un'esigenza profonda, un bisogno di orientamento in un'esistenza che spesso appare labirintica. . Le grandi tradizioni spirituali, dal pellegrinaggio dei fedeli verso luoghi sacri al cammino interiore verso la conoscenza di sé, ci mostrano come l’atto del camminare possa essere elevato a pratica di purificazione, di trasformazione, di riconnessione con il sacro. Il cammino, in questo senso, diviene via crucis e via lucis, percorso di penitenza e al tempo stesso di illuminazione, di discesa negli abissi dell'anima e di ascesa verso vette spirituali.

  Il cammino, in tal senso, diviene metafora dell'incontro con il sé autentico, con la propria parte divina, un processo di auto-trascendenza che si realizza attraverso un percorso di consapevolezza e di continua evoluzione. In questa prospettiva, l'atto stesso di camminare assume una valenza sacra, un'opportunità per riscoprire il senso profondo della propria esistenza, un modo per svelare la verità che si cela nel cuore dell'essere.

Il libro, tuttavia, non si limita all'indagine teoretica e spirituale del cammino. Le storie di migranti che intraprendono viaggi impervi per sfuggire a condizioni di vita insostenibili ci riportano bruscamente alla realtà concreta, alle sofferenze e alle difficoltà del vivere. In questi racconti, il cammino non è più una scelta volontaria, ma un'esigenza impellente, una forma di resistenza alla disperazione, un atto di coraggio che dimostra la resilienza dello spirito umano. Le loro voci ci ricordano che l’esperienza del cammino è un’esperienza condivisa, che unisce persone diverse in un destino comune. Attraverso le narrazioni di tutti questi "viaggiatori", impariamo che la meta non è solo un luogo fisico, ma anche e soprattutto uno stato interiore.

"Il cammin di nostra vita", come lo definisce Dante, è un percorso che ci trasforma, che ci obbliga a misurarci con le nostre paure e i nostri limiti, che ci spinge a superare le nostre pigrizie. Non è un caso che, durante il cammino, spesso ci sentiamo cambiati, più consapevoli, più liberi, più in sintonia con il mondo. Ciò ci svela la “magia del cammino”, una dinamica trasformativa che ci conduce verso un’esistenza più autentica. L'atto stesso di liberare i pesi fisici e psichici, di viaggiare leggeri, di osservare il mondo, di ascoltare il silenzio della natura, ci aiuta a riscoprire le cose semplici della vita.

Da un punto di vista filosofico, il cammino si configura come un logos in movimento, un dialogo costante tra il soggetto e il mondo. Non è un caso che i grandi pensatori del passato, da Eraclito con il suo panta rei al viandante nietzschiano, abbiano fatto del movimento e della ricerca un elemento cardine della loro riflessione. Camminare è un atto che ci riporta alla nostra condizione di essere-nel-mondo, di esseri finiti e limitati, ma al contempo dotati di una capacità inesauribile di trascendere i nostri confini. Ogni passo, allora, diviene una domanda, una ricerca di senso, un tentativo di cogliere l'inafferrabile essenza della nostra esistenza.

In definitiva, questo libro è un invito a intraprendere un cammino – che sia esso fisico, spirituale, interiore – un percorso che ci condurrà verso una maggiore comprensione di noi stessi e del mondo che ci circonda. Attraverso le testimonianze di chi ha scelto di condividere la sua esperienza, impariamo che non siamo soli nel nostro cammino, che siamo tutti viandanti in cerca di un significato, tutti pellegrini verso una méta che, spesso, si rivela essere un nuovo punto di partenza.

L'antologia si offre, pertanto, come uno strumento di riflessione e di crescita personale. Non si tratta, qui, di trovare delle risposte definitive, ma di alimentare il nostro desiderio di ricerca, di non aver paura di interrogarci sul senso del nostro cammino. Ciò che conta, alla fine, non è la meta, ma il processo, il cammino stesso. È durante il percorso che ci sveliamo a noi stessi, che impariamo ad amare la vita in tutta la sua complessità, che ci liberiamo dalle catene che ci imprigionano. Questo libro è un invito a “camminare la propria vita” consapevolmente, con coraggio, con speranza e, soprattutto, con gratitudine.

Maria Teresa Caccavale

lunedì 23 giugno 2025

MANIFESTAZIONE PACIFICA A ROMA PER LA SENSIBILIZZAZIONE SULLE CONDIZIONI CARCERARIE

 

24 Settembre 2024

Ieri Camminando verso piazza San Pietro, la nostra manifestazione pacifica per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla grave situazione delle carceri che da anni si protrae inesorabilmente sotto gli occhi di tutti. Non si può continuare a morire per pena, non ci si può continuare a girare dall'altra parte, a dire che bisogna buttare le chiavi.



 

Chi è Senza peccato scagli la prima pietra!! Ma quante persone girano tranquillamente impunite!! E' il tessuto sociale che genera i crimini, ed è il tessuto sociale che deve farsene carico insieme allo Stato. La remissione dei peccati così come quella dei debiti è un dovere morale dell'uomo. Le carceri scoppiano, e non solo per mancanza di spazi, ma di tutto ciò che serve per una vera ed efficace rieducazione ed un futuro reinserimento sociale.72 suicidi ad oggi, tra i quali anche quelli del personale di sorveglianza, ragazzi giovani abbandonati a loro stessi. L'amnistia e l'indulto potrebbero colmare temporaneamente le numerose carenze strutturali che rendono inumane le carceri italiane, in attesa di una vera e propria riforma. E' un atto di clemenza che si può applicare in situazioni speciali, non è un "libera tutti". L'ultima amnistia in Italia risale al 1990. Tra le persone presenti un Signore di 96 anni che ha camminato con noi , dimostrando che il senso civico non ha età. Grazie anche a Papa Francesco che ha sostenuto con fermezza la nostra campagna di sensibilizzazione. Grazie a Sbarre di Zucchero per l'organizzazione dell'evento, e a tutti i presenti tra cui noi di HAPPY Bridge sempre vicini agli ultimi.❤️❤️

LA MIA ESPERIENZA COME DOCENTE IN CARCERE

 




CONVEGNO ANNUALE DEL CNEL PER PROGETTO "RECIDIVA ZERO"

 Ieri a Roma presso la Scuola di Formazione della Polizia Penitenziaria si è tenuto il Convegno annuale organizzato dal CNEL in ordine al progetto RECIDIVA ZERO, promosso dal Presidente Brunetta. Presenti i Ministri Nordio e Calderone , il sottosegretario Ostellari, e tanti rappresentanti del DAP, del ministero del Lavoro, docenti universitari, Il Garante Nazionale, diversi Garanti comunali e Regionali, esperti giuristi, ecc. 



Un incontro che ha ben esplicitato il percorso fino ad oggi intrapreso da Recidiva Zero in ordine alle iniziative intraprese e da intraprendere per ampliare le attività lavorative e formative all'interno delle carceri e conseguentemente per dare concretezza al reinserimento sociale delle persone detenute al termine della pena. Uno sguardo più ampio sul significato della pena, che va oltre la retribuzione o la quantificazione della condanna , ma vede nella responsabilità individuale e collettiva la possibilità di realizzazione di una pena sostenibile. 






Un orizzonte non ancora facilmente attuabile ma che vede l'inizio di un percorso e soprattutto una presa di coscienza di tutta la collettività. Tanti giovani allievi della Polizia Penitenziaria che fanno ben sperare in un cambio di passo dell'attuale sistema carcerario. Noi di HAPPY BRIDGE sempre presenti per apportare il nostro contributo al cambiamento concreto che consenta a tutti di non sentirsi esclusi, o emarginati .